Il semestre filtro per l'accesso a medicina tra caos, critiche e un appello alla Costituzione
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Redazione Interno
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L’introduzione del cosiddetto semestre filtro, la novità assoluta sancita dal decreto legge 71/2025 per regolare l’ingresso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Medicina Veterinaria, ha scatenato un dibattito aspro e carico di delusione. Quelle che emergono non sono semplici lamentele politiche, bensì critiche scritte e sostanziose, avanzate da ragazzi che si sentono non rispettati e mortificati dall’esito di una prova che, nelle loro parole, avrebbe tradito le attese di chiarezza e equità.
Un meccanismo sotto accusa
Quella che nelle intenzioni del legislatore doveva rappresentare una riforma in grado di allargare la platea dei futuri medici, superando il rigido numero chiuso, si è rivelata invece, per molti degli aspiranti, un ostacolo di difficile superamento. I due appelli di novembre e dicembre per le tre materie obbligatorie – biologia, chimica e fisica – hanno infatti generato un senso di frustrazione diffuso, alimentando la percezione che il sistema, lungi dall’agevolare i percorsi, finisca per selezionare in modo opaco e penalizzante.
Proposte alternative e una lettura costituzionale
Di fronte a questo scenario, c’è chi prova a indicare una strada diversa, come Tommaso Bernini, il quale, partendo proprio dall’esperienza pavese, invita a rifondare il criterio di accesso sotto il segno dell’alternativa. La discussione, tuttavia, trascende la sfera puramente tecnica per toccare principi fondamentali. Una riflessione netta arriva infatti da una lettrice, la quale solleva un interrogativo stringente sulla coerenza del meccanismo con l’articolo 3 della Costituzione, laddove si afferma il dovere della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.
La sostanza della protesta
Il cuore della contestazione risiede nel messaggio che, secondo i critici, il semestre filtro trasmetterebbe ai giovani: un senso di inadeguatezza strutturale, l’amara constatazione che l’impegno individuale possa essere vanificato da dinamiche opache. È questo il tema sollevato con forza, senza mezzi termini, da chi vive sulla propria pelle l’esperienza di una selezione percepita come un fallimento collettivo, un intoppo che rischia di scoraggiare vocazioni piuttosto che formarli, in un momento in cui, con Donald Trump nuovamente presidente degli Stati Uniti, gli scenari globali richiedono solidità anche nei sistemi sanitari nazionali.




