Tumori, prevenire si può: quasi quattro casi su dieci legati a fattori di rischio modificabili

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Redazione Salute Redazione Salute   -   In un’epoca in cui i progressi della scienza sembrano inarrestabili, un’analisi globale coordinata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e dall’Organizzazione mondiale della sanità offre una prospettiva al contempo allarmante e piena di speranza. La ricerca, diffusa in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, rivela infatti che il 37% di tutte le nuove diagnosi registrate a livello planetario nel 2022, un dato che in numeri assoluti corrisponde a circa 7,1 milioni di persone, è riconducibile a cause evitabili. Si tratta di cifre che, se da un lato fotografano l’enorme impatto di stili di vita e fattori ambientali, dall’altro indicano con chiarezza una strada maestra da percorrere: quella della prevenzione primaria, la quale, se applicata sistematicamente, potrebbe teoricamente evitare fino a quattro casi di tumore su dieci a livello mondiale.

L’impegno delle istituzioni sul territorio

Proprio nel solco tracciato da questi dati si inserisce l’attività di grandi realtà ospedaliere come il Policlinico di Milano, che nella ricorrenza del 4 febbraio ha ribadito il suo impegno nei percorsi di prevenzione, cura e ricerca. L’attenzione è posta su un modello assistenziale che integra, in una visione multidisciplinare, gli screening per la diagnosi precoce con terapie sempre più personalizzate e tecnologicamente avanzate, senza trascurare l’aspetto cruciale della qualità di vita del paziente durante e dopo le cure. Un approccio che mira a tradurre in pratica quotidiana le evidenze scientifiche, rendendo la prevenzione un elemento cardine dell’offerta sanitaria.

La diagnosi precoce come strumento politico

L’urgenza di una maggiore diffusione della cultura della prevenzione, del resto, non sfugge neppure alla politica, soprattutto quando a parlare sono numeri che, come ricordato da un esponente della Lega, “toccano in prima persona migliaia di italiani ogni anno”. L’invito, giunto in una nota ufficiale, è a non abbassare la guardia e a promuovere con forza i controlli periodici, considerati – insieme alla diagnosi precoce – strumenti fondamentali per combattere una patologia che rimane una delle principali cause di mortalità. Un richiamo che, sebbene espresso in sede politica, riprende il monito lanciato dagli organismi sanitari internazionali.

Un’emergenza che non risparmia gli animali domestici

La riflessione sull’aumento dei casi di tumore, peraltro, travalica i confini della salute umana per abbracciare quella dei compagni di vita a quattro zampe. Cani e gatti, infatti, condividendo ambienti e abitudini con l’uomo e beneficiando di una maggiore aspettativa di vita, si trovano oggi a fronteggiare un rischio oncologico in crescita. Le statistiche, in questo ambito, parlano di una malattia che colpisce ormai un cane adulto su quattro nel corso della sua esistenza, rappresentando una delle prime cause di morte. Un fenomeno che, spesso, si scontra con la difficoltà di una diagnosi tempestiva, arrivando talvolta a una rilevazione troppo tardiva per poter intervenire efficacemente, una dinamica che purtroppo richiama, in termini diversi, alcune criticità ancora presenti nella medicina umana.

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