Tumori, un terzo dei casi si può evitare: fumo, alcol e infezioni tra i fattori di rischio modificabili
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Redazione Salute
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Il peso delle neoplasie a livello globale, nonostante i progressi della ricerca e delle terapie, continua a rappresentare una sfida sanitaria imponente, ma una parte significativa di questa battaglia si gioca su un terreno diverso da quello delle cure, ovvero quello della prevenzione primaria. Se è vero che l’aumento dei casi, più che raddoppiati dal 1990 fino a toccare i 18,5 milioni nel 2023, e dei decessi, cresciuti del 74% nello stesso arco temporale, disegna uno scenario complesso, è altrettanto vero che una quota sostanziale di questi eventi potrebbe essere evitata agendo su fattori noti e modificabili -2. Una recente analisi, i cui risultati sono stati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, stima che circa il 37% di tutte le diagnosi oncologiche registrate nel 2022 fosse attribuibile a cause sulle quali è possibile intervenire a livello individuale e collettivo. Tra queste, emergono con chiarezza il consumo di tabacco, l'abuso di alcol, alcune infezioni croniche, l'obesità, la sedentarietà e l'esposizione all'inquinamento.
Il peso specifico di stili di vita e infezioni nello sviluppo del cancro
Analizzando la distribuzione di questi fattori, si osserva come una larga fetta dei tumori sia direttamente correlata a due abitudini profondamente radicate nella vita quotidiana di molte persone: il fumo, che incide non solo a livello polmonare ma in numerosi altri distretti rei, e il consumo di bevande alcoliche, la cui cancerogenicità è ormai acclarata dalla letteratura scientifica. A questi si aggiunge un'altra importante componente, rappresentata dalle infezioni prevenibili o comunque curabili, tra cui spicca quella da papillomavirus umano, l'HPV. Contro questo patogeno, responsabile di tumori al collo dell'utero e ad altre sedi anatomiche, la scienza mette a disposizione da tempo un vaccino efficace, la cui adozione capillare rappresenta una delle strategie preventive di maggior impatto a disposizione dei sistemi sanitari. I dati relativi agli Stati Uniti, per esempio, mostrano come la prevalenza del fumo di sigaretta, pur scesa all'11% nel 2023, coinvolga ancora 27 milioni di adulti, con punte preoccupanti in specifiche fasce di popolazione e un utilizzo di sigarette al mentolo, che rendono più difficile smettere, particolarmente elevato tra i giovani e la popolazione di colore.
La risposta del territorio italiano tra screening e campagne di sensibilizzazione
In Italia, dove il cancro rappresenta la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari, la consapevolezza dell'importanza della prevenzione si traduce in iniziative concrete sul territorio, sebbene permangano differenze nell'adesione della popolazione. Un esempio virtuoso arriva dalla ASL 3 di Nuoro, che ha recentemente rilanciato con forza la propria campagna per gli screening oncologici. Sulla scia dei dati diffusi dall'OMS, l'azienda sanitaria nuorese ha potenziato l'accesso a esami gratuiti, come quello per la ricerca del sangue occulto nelle feci per la prevenzione del tumore al colon-retto, un test che, eseguito con cadenza biennale, può ridurre la mortalità specifica fino al 30%. L'iniziativa, che coinvolge la quasi totalità delle farmacie locali, permette ai cittadini di ritirare il kit senza necessità di ricetta medica o pagamento di ticket, abbattendo così le barriere logistiche che spesso limitano la partecipazione, soprattutto nelle aree più periferiche e nei centri minori dove la prossimità del servizio farmaceutico diventa un elemento cruciale.
Obesità, sedentarietà e rischio oncologico: un legame inscindibile
Parallelamente agli stili di vita più strettamente legati a sostanze esogene, la ricerca internazionale pone l'accento sul ruolo di condizioni metaboliche e comportamentali come l'eccesso ponderale e l'inattività fisica. Seguire le raccomandazioni dell'OMS su questi fronti è fondamentale, ma uno studio recente condotto su larga scala, utilizzando i dati della UK Biobank, ha dimostrato che non basta rispettarne una sola per sentirsi al sicuro. La ricerca ha evidenziato come l'aderire alle linee guida sia per la circonferenza vita – indicatore chiave dell'obesità viscerale – sia per l'attività fisica sia essenziale per una riduzione significativa del pericolo di ammalarsi. Chi presenta obesità addominale, anche se svolge esercizio in modo sufficiente, vede comunque incrementato il proprio rischio, così come chi è magro ma sedentario non è completamente esente da pericoli. La combinazione di questi due fattori, obesità e inattività, è quella che espone alla probabilità più elevata di sviluppare un cancro, in particolare per quelle forme, come quelle dell'esofago, del colon, del fegato, dell'endometrio e della mammella in post-menopausa, che con il peso reo mostrano un'associazione più diretta.
L'analisi condotta su oltre 315mila persone, seguite per un periodo mediano di undici anni, ha permesso di quantificare questo effetto combinato: rispetto a chi rientra nei parametri ottimali sia per la circonferenza vita che per l'attività fisica, chi non rispetta nessuno dei due parametri presenta un rischio di cancro complessivo superiore del 15%, una percentuale che sale in maniera ancora più marcata quando si considerano esclusivamente i tumori correlati a obesità e sedentarietà -5-10.




