Trentino in salute: poco fumo ma bevono ancora troppo alcol
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Redazione Salute
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I trentini, lo certifica il report Istat su “Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol. Anno 2025”, si presentano complessivamente in miglior forma rispetto ad altre realtà nazionali, almeno per quanto concerne il controllo del peso e la pratica sportiva continuativa. È una fotografia, questa, che scatta un dato sorprendente: l’abitudine al fumo, tra i residenti della provincia autonoma, risulta inferiore alla media italiana, un’eccezione che non cancella però una preoccupante costante legata al consumo di bevande alcoliche. Adulti e giovani, se da un lato dimostrano una certa attenzione verso l’attività fisica e un indice di massa rea generalmente nella norma, dall’altro mostrano fragilità significative nell’approccio alle sostanze alcoliche, un tallone d’Achille che il rapporto descrive senza mezzi termini. L’eccesso di peso, la sedentarietà, il vizio del fumo e l’uso non moderato di alcol – lo si legge tra le righe del documento – costituiscono quegli stili di vita che, come noto, aumentano il rischio di sviluppare patologie croniche; eppure, proprio su questi fronti il quadro nazionale resta variegato e, in alcuni casi, in peggioramento.
Italiani meno sedentari, ma preoccupa l’uso di alcol e sigarette elettroniche
A livello nazionale, gli ultimi dati Istat relativi al 2025 raccontano di una popolazione che diventa leggermente meno sedentaria – un miglioramento di 2,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente – ma che continua a convivere con più di un “tallone d’Achille”. Più di 8 milioni di persone, corrispondenti al 15,1% degli individui con almeno 11 anni, presentano almeno un comportamento a rischio legato all’uso di alcol. Non solo: il vizio del fumo riguarda il 18,6% del totale degli italiani, un numero che da solo basterebbe a segnalare un problema sanitario di rilievo. Analizzando nel dettaglio le abitudini alcoliche, emerge che il consumo abituale definito “eccedentario” interessa l’8,3% della popolazione (con una netta prevalenza maschile: 11,4% contro il 5,3% delle donne), mentre il cosiddetto binge drinking, ovvero l’assunzione smodata di alcolici in un’unica occasione, è praticato dall’8,2% dei connazionali (12,0% tra gli uomini, 4,6% tra le donne). Queste cifre, vale la pena sottolinearlo, non sono semplici statistiche ma raccontano abitudini radicate che gli operatori sanitari osservano quotidianamente nei pronto soccorso, senza che vi sia ancora un’inversione di tendenza chiara.
Eccesso di peso, fumo e sedentarietà: la fotografia nazionale del 2025
Nonostante il calo della sedentarietà – un problema che ancora riguarda tre persone su dieci nella popolazione di 3 anni e più – il quadro generale rimane critico. La quota di adulti in eccesso di peso, con valori stabili negli ultimi tre anni, si attesta al 46,4%, un dato che fotografa una normalizzazione dell’obesità e del sovrappeso come condizione diffusa. Se a questo si aggiunge che il 15,1% della popolazione (dagli 11 anni in su) ha un comportamento di consumo alcolico a rischio e che il 18,6% è fumatore, si comprende la portata della sfida per il sistema sanitario. Ma c’è un fenomeno, forse meno noto al grande pubblico, che sta accelerando in modo vistoso: l’uso della sigaretta elettronica e dei prodotti a tabacco riscaldato non bruciato è quasi raddoppiato in quattro anni, passando dal 3,9% del 2021 al 7,4% del 2025. Un balzo che suggerisce come le vecchie cattive abitudini vengano talvolta solo rimpiazzate da nuove, altrettanto insidiose per la salute polmonare e cardiovascolare.
La mappa dei pericoli: alcol, e-cig e il caso Trentino
Tornando alla realtà provinciale, il contrasto tra i dati locali e quelli nazionali diventa ancor più netto: i trentini fumano meno, si muovono di più e hanno un peso nella norma, ma quando si parla di alcol il vantaggio relativo si dissolve. Il report Istat, che non fornisce dettagli specifici sulla quantità giornaliera media consumata in Trentino, colloca comunque la regione in quella fascia di popolazione dove l’uso eccedentario di bevande alcoliche supera la soglia di attenzione. Bere troppo, e spesso in modo concentrato nei fine settimana, è un comportamento che gli stessi intervistati tendono a minimizzare, ma che gli epidemiologi leggono come un fattore di rischio silenzioso per cirrosi, incidenti stradali e tumori. Alcol e fumo, lo ribadisce il rapporto, rimangono a livelli elevati su scala nazionale, mentre cala di poco la sedentarietà e aumenta di molto il consumo di sigarette elettroniche. La mappa dei pericoli tracciata dall’Istat per l’anno 2025 è dunque quella di un Paese che fa qualche passo avanti (meno divani, più movimento) ma che arretra su altri fronti, incapace di disinnescare quelle che ormai sono abitudini strutturali, trasmesse anche ai più giovani attraverso modelli familiari e sociali difficili da scalfire.




