Alcol, un italiano su tre a «rischio salute»: i numeri dell’allarme silenzioso
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Redazione Salute
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Il consumo di etanolo, una sostanza tossica per organi e tessuti che il Corpo non è in grado di metabolizzare del tutto senza conseguenze, si associa a oltre 200 patologie specifiche – tra cui almeno nove diverse forme di neoplasia – e rappresenta la causa scatenante del 9% degli incidenti stradali registrati sul territorio nazionale. La domanda che molti si pongono, magari sorseggiando un bicchiere a cena, è sottile e complessa: quando un’assunzione, magari percepita come sociale o rilassante, varca la soglia della sicurezza trasformandosi in una minaccia concreta per la qualità della vita?
Le linee guida dell’Oms e il paradosso della felicità alcolica
L’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito parametri piuttosto netti in merito, ritenendo che – sebbene ogni assunzione comporti un certo margine di rischio – si possa parlare di soglia “bassa” solo in presenza di un consumo molto controllato: due unità alcoliche per l’uomo, una per la donna e per l’anziano, arrivando a raccomandare zero unità per i minori di diciotto anni, per le donne in gravidanza o in allattamento, nonché per chi svolge professioni pericolose. Va da sé che l’alcol, capace di indurre euforia e un’illusoria sensazione di leggerezza, agisce direttamente sul sistema nervoso centrale alterando la percezione della realtà; un meccanismo, quest’ultimo, che l’uomo ha imparato a sfruttare fin dal Neolitico, quando – pressando la frutta e lasciandola fermentare – scoprì per caso gli effetti psicoattivi di quella pozione.
Il primato negativo del Friuli occidentale e il profilo del bevitore tipo
Uno spaccato preoccupante emerge dai dati raccolti dalle sorveglianze Passi e Passi d’Argento, specialmente se si analizza il territorio del Friuli occidentale: qui, un adulto su tre presenta un consumo definito a rischio per la salute, vuoi perché si beve abitualmente fuori pasto, vuoi per l’elevata quantità di alcol ingerita quotidianamente. Il fenomeno è più marcato tra la popolazione maschile e, dettaglio non secondario, colpisce in particolare i giovani: quasi la metà dei consumatori a rischio ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni. Contrariamente a certi stereotipi, dai report emerge che i bevitori abituali sono più spesso single, dotati di un buon livello di istruzione e sprovvisti di particolari difficoltà economiche.
La guida in stato di ebbrezza e la campagna di prevenzione di aprile
Altro fronte caldo è quello della sicurezza stradale, dove i numeri restituiscono un quadro di pericolosa consuetudine: il 6% degli intervistati ha ammesso di essersi messo al volante dopo aver bevuto, mentre un ulteriore 5% ha dichiarato di essersi fatto trasportare da conducenti in stato di ebbrezza – una pratica che, come noto, espone a sanzioni severissime e rischi letali. Proprio per arginare queste derive, e per incentivare stili di vita più consapevoli, le autorità sanitarie (tra cui l’Asfo) hanno calendarizzato per il mese di aprile una campagna di sensibilizzazione mirata, incentrata sulla prevenzione alcologica e sulla divulgazione dei rischi legati all’abuso.
Gli effetti sistemici e l’impatto oncologico della sostanza
La pericolosità dell’etanolo, infatti, non si ferma al fegato o allo stomaco: il suo potere cancerogeno è riconosciuto dalla comunità scientifica, che lo annovera tra le cause scatenanti di neoplasie del cavo orale, della faringe, dell’esofago, del colon-retto e della mammella, solo per citarne alcune. È una sostenza che provoca malformazioni fetali durante la gestazione e che incide pesantemente sulla salute pubblica, richiedendo un monitoraggio costante da parte degli esperti. Di fronte a questi numeri – che parlano di un adulto su tre a rischio – e alla facilità con cui si reperisce la bevanda, la sfida per i servizi territoriali resta quella di intercettare il problema prima che si cronicizzi, senza però mai perdere di vista la natura tossica di ciò che, ancora oggi, molti considerano erroneamente un semplice “integratore sociale”.




