Garattini: «Meglio un mazzo di fiori del vino, ci sono nove tumori legati all’alcol»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il professor Silvio Garattini, che di anni ne ha appena compiuti 97 senza per questo aver perso un grammo della sua proverbiale lucidità, lancia l’ennesimo sasso in uno stagno – quello delle certezze sociali italiane – spesso contaminato da pericolosi luoghi comuni. «Quando siamo invitati a cena», ha dichiarato lo scienziato in un’intervista concessa all’edizione bergamasca del Corriere della Sera, «è meglio presentarsi con un mazzo di fiori piuttosto che con il vino». La provocazione, se così si può definire un’affermazione supportata da decenni di studi farmacologici, nasconde in realtà un dato clinico inoppugnabile: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’alcol come cancerogeno, e il fondatore dell’Istituto Mario Negri ha voluto ricordare al pubblico – quello accorso numeroso alla Fiera dei Librai di Bergamo per ascoltarlo – che i tumori associati al consumo di bevande alcoliche sono esattamente nove. Tra questi, ha specificato l’oncologo, il primo posto spetta al carcinoma dell’esofago, una patologia spesso mortale la cui incidenza cresce in modo direttamente proporzionale alle quantità ingerite.

La prevenzione come atto di responsabilità collettiva

Non c’è alcun moralismo, nelle parole di Garattini, quanto piuttosto la stanca constatazione di una rimozione culturale. «Viviamo in un Paese libero», ha ammesso il ricercatore durante il dialogo con il dottor Guido Bertolini, «e ognuno è libero di prendersi i rischi che vuole». Tuttavia, ha ribadito con forza, chi opera nel campo della scienza ha il dovere di fornire un’informazione corretta, senza edulcorare la realtà per non urtare la sensibilità di un’industria – quella enologica – che gode di un peso politico non indifferente. Basti pensare, ha sottolineato Garattini, alla recente presenza del governo al Vinitaly: una promozione istituzionale che stride violentemente con le linee guida dell’Oms. «Non possiamo certo dire che bere, anche se poco, faccia bene», ha tuonato il professore, demolendo con un solo aggettivo il mito dei presunti effetti benefici del consumo moderato.

Il costo sociale delle cattive abitudini e le liste d’attesa

La riflessione del professor Garattini, presentata nel suo ultimo saggio edito da Piemme dal titolo *Non è mai troppo tardi*, si spinge però oltre il singolo stile di vita, investendo le dinamiche strutturali del Sistema Sanitario Nazionale. In un passaggio particolarmente netto del suo intervento, l’oncologo ha voluto ribaltare la prospettiva abituale riguardo a un problema annoso come quello delle liste d’attesa. «Sono anche un po’ colpa nostra», ha sentenziato, suscitando la reazione attenta del pubblico. Il ragionamento, in apparenza spietato, segue una logica ferrea: se i cittadini mantenessero uno stile di vita più sano – riducendo drasticamente il consumo di alcol, tabacco e cibo spazzatura – la domanda di prestazioni sanitarie diminuirebbe in modo sensibile. «Mantenessimo un buono stile di vita, non ci sarebbero», ha aggiunto, precisando però che la salute non è solo un fatto personale ma un vero e proprio «dovere» verso la collettività, un atto di solidarietà che alleggerisce un servizio pubblico al collasso.

Giovani, droga e l’allarme sulla schizofrenia precoce

L’analisi del farmacologo non ha risparmiato un fronte altrettanto caldo, quello delle dipendenze giovanili. Garattini ha denunciato quella che considera una pericolosa sottovalutazione del problema droga in Italia, lanciando un allarme preciso: l’età del primo approccio alle sostanze si è abbassata drammaticamente. «Oggi si comincia anche già a 11 anni», ha rivelato, citando dati osservazionali che legano l’uso precoce di cannabinoidi a gravi ripercussioni psichiatriche in età adulta. «È stato visto», ha spiegato, «che chi inizia da giovane, quando arriva intorno ai quarant’anni ha più schizofrenia e depressione». Una correlazione, questa, che lo scienziato aveva già avuto modo di approfondire in passato, sottolineando come i recettori cerebrali, in fase di sviluppo durante l’adolescenza, vengano irrimediabilmente turbati dall’introduzione di sostanze chimiche esogene. A chi lo accusa di allarmismo, Garattini risponde con i numeri: sigarette e alcol rappresentano da soli il 40% dei tumori evitabili, una fetta enorme su cui si potrebbe intervenire con la sola forza della volontà e dell’educazione.

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