Rocío Muñoz Morales parla per la prima volta dopo il caso Bova: "Alle mie figlie insegno il rispetto"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La voce è calma, quasi un sussurro che si fa spazio tra il brusio del pubblico. Rocío Muñoz Morales, attrice spagnola da anni trapiantata in Italia, sale sul palco del Magna Graecia Film Festival a Soverato e, senza indugi, affronta il tema che in queste settimane l’ha riportata al centro dell’attenzione mediatica. «Credo nei valori», dice, mentre lo sguardo sembra cercare un punto fermo tra le luci della sala. «Alle mie figlie dico di essere fiere di loro stesse, rispettose, sincere».
Le parole scelte con cura, quelle che pronuncia, non lasciano spazio a fraintendimenti. Non c’è traccia, nel suo discorso, di riferimenti espliciti alla tormentata fine della relazione con Raoul Bova, né ai vocali – finiti nelle mani di Fabrizio Corona – che hanno scatenato il polverone giudiziario e giornalistico. Eppure, tra le righe, è chiaro che la sua presenza pubblica, in un momento così delicato, non è casuale. «Vorrei lasciare alle mie figlie l’eredità di un cuore buono», aggiunge, come a voler ribadire che, nonostante tutto, ciò che conta è la dignità.
A Soverato, dove è arrivata accompagnata dalla madre e dalle due figlie, Luna e Alma, l’attrice ha trovato un rifugio lontano dai riflettori più aggressivi. «Qui mi sento a casa», confessa, sottolineando il legame con una regione, la Calabria, che ormai considera parte della sua vita. Il festival, per lei, è stata l’occasione per riaffacciarsi al mondo dello spettacolo senza rinunciare alla riservatezza, scegliendo di parlare non delle polemiche ma dei principi che guidano la sua vita.




