Ritrovati in Valgrande i quattro escursionisti di Saronno e Varese dispersi dopo la notte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le ricerche dei quattro escursionisti, partiti dal Varesotto e dispersi dalla sera di mercoledì in Valgrande, si sono concluse con il loro ritrovamento in condizioni generali buone. L’allarme, scattato dopo il mancato rientro dalla prevista escursione sul Monte Faiè, aveva mobilitato i soccorsi, che hanno potuto individuare il gruppo nonostante le difficoltà del territorio. Uno di loro, il quale aveva trascorso la notte al bivacco di Corte Buè, è stato raggiunto già nelle ore notturne, mentre i compagni sono stati localizzati successivamente. Uno dei componenti, a causa di un problema alla caviglia, è stato trasportato a valle con l’elicottero del 118 per le cure necessarie, mentre gli altri hanno potuto scendere in autonomia o con l’assistenza dei soccorritori.

Il percorso verso il Monte Faiè e la genesi dell'allarme

Il gruppo, composto da tre escursionisti del Saronnese – uno residente a Saronno e due a Cislago, con età comprese tra i sessanta e i sessantasei anni – e da un quarto uomo di Turbigo, sessantenne, aveva comunicato l’intenzione di raggiungere il Monte Faiè, cima nota e frequentata che si affaccia sulla Valgrande. La scelta di questa meta, classica per il trekking di una giornata nell’area del Verbano-Cusio-Ossola, non aveva destato particolari preoccupazioni, fino a quando il mancato rientro serale e la mancanza di comunicazioni hanno spinto i familiari a dare l’allerta, attivando la macchina dei soccorsi.

Le dinamiche delle ricerche e il contesto degli incidenti

Le operazioni di ricerca, coordinate dai nuclei del Soccorso Alpino, si sono avvalse anche dell’ausilio della Volpe di Venegono, unità cinofila specializzata, che ha contribuito a individuare gli escursionisti nella vasta e impervia area della Valgrande. Il ritrovamento, che ha posto fine a ore di apprensione, riaccende i riflettori sul tema della sicurezza in montagna, in un anno, il 2025, che in Lombardia ha già registrato quasi un centinaio di morti per incidenti in ambiente alpino. Gli esperti del settore, pur senza entrare nel merito di questo specifico episodio, sottolineano spesso come all’origine di molte tragedie ci siano l’impreparazione tecnica e quella che viene definita “sovraesposizione social”, ossia la ricerca di percorsi eccessivamente ambiziosi dettata dalla volontà di condividere imprese eclatanti.

L'esito dei soccorsi e le condizioni dei trovati

L’esito positivo delle ricerche ha evitato che l’episodio si aggiungesse alla già lunga lista delle disgrazie. Le condizioni dei quattro, come riferito dai soccorritori, sono apparse complessivamente buone, limitandosi l’unico infortunio significativo alla caviglia di uno di loro, risolta con il trasporto sanitario d’emergenza. La vicenda, per come si è sviluppata e conclusa, rappresenta un caso in cui la tempestività dell’allarme e l’efficacia degli interventi hanno permesso di gestire una situazione di potenziale pericolo, in un contesto geografico che non perdona leggerezze o sottovalutazioni.

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