Nuovo focolaio di influenza aviaria in Lombardia, abbattuti 34mila tacchini
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Redazione Salute
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Un nuovo e drammatico focolaio di influenza aviaria, che ha richiesto l'abbattimento di ben trentaquattromila tacchini in un allevamento di Seniga, nella provincia di Brescia, riaccende i riflettori su un'emergenza sanitaria le cui conseguenze, se non contenute con interventi drastici, potrebbero rivelarsi assai gravi per il settore avicolo. La decisione, seppur radicale, si configura come l'unica via praticabile per cercare di circoscrivere il contagio e impedirne un'ulteriore diffusione, una misura di profilassi che le autorità veterinarie applicano con rigore non appena le analisi di laboratorio confermano la presenza del virus.
Quello bresciano, peraltro, non rappresenta un episodio isolato nel panorama regionale, poiché la Lombardia sta facendo i conti con una serie preoccupante di focolai scoppiati nel giro di poche settimane. Il primo caso era emerso a Cremona proprio alla fine di ottobre, colpendo un allevamento di tacchini e innescando un'allerta che da allora non si è più spenta. Parallelamente, un altro focolaio è stato confermato nel cremasco, precisamente nel comune di Casale Cremasco-Vidolasco, dove l'allarme era scattato in seguito alla segnalazione di una moria improvvisa di una cinquantina di esemplari.
A fugare ogni dubbio sulla natura di quegli eventi, determinanti si sono rivelate le indagini diagnostiche svolte dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, il cui laboratorio di Padova ha ufficializzato la positività al virus dell'influenza aviaria nella giornata di lunedì 27 ottobre, fornendo la conferma scientifica che ha reso inevitabili le successive e dolorose operazioni di abbattimento degli animali infetti.
Il fenomeno, del resto, non interessa soltanto il territorio italiano, ma sta assumendo contorni europei, con focolai attivi che stanno mettendo a dura prova anche la Germania, dove le autorità hanno disposto l'abbattimento di circa centotrentamila tra anatre e polli negli allevamenti vicini a Berlino. Oltralpe, il centro nazionale tedesco di ricerca sulle malattie animali ha definito “elevato” il livello di rischio, una valutazione che sembra trovare riscontro nelle misure adottate anche in Danimarca e nei Paesi Bassi, dove sono stati soppressi rispettivamente centocinquantamila e oltre settantamila capi di pollame.




