Casale Cremasco, abbattuti 60mila tacchini per un focolaio di aviaria
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Redazione Salute
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L'abbattimento di sessantamila tacchini, una misura drastica resa necessaria dalla conferma di un focolaio di influenza aviaria, ha interessato un allevamento di Casale Cremasco-Vidolasco, dove l'allarme era scattato in seguito alla morte improvvisa di circa cinquanta volatili. Le analisi, condotte tempestivamente dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nella sua sede di Padova, hanno accertato la presenza del virus, un riscontro che ha immediatamente innescato i protocolli sanitari previsti in simili circostanze. La rapidità dell'intervento, del resto, costituisce l'unica barriera efficace per contenere la diffusione del patogeno, il quale, com'è noto, può trasmettersi con relativa facilità tra gli animali confinati in spazi ristretti.
La situazione nel Nord Italia
Quello nel cremasco non rappresenta, purtroppo, un episodio isolato, poiché la stessa problematica si è manifestata anche in un allevamento situato sul confine bresciano, a ulteriore riprova di una circolazione virale che interessa un'area piuttosto vasta. Una delle cause alla base di questa recrudescenza, come evidenziato dalle autorità competenti, è da ricercarsi nell'elevata concentrazione di capi allevati in regioni geograficamente circoscritte, una densità che, inevitabilmente, amplifica i rischi di contagio e rende gli animali più vulnerabili. Proprio per far fronte a questa criticità strutturale, il Governo starebbe elaborando un piano finalizzato a delocalizzare una ventina di allevamenti, trasferendoli verso zone a minore densità produttiva.
Le strategie di contenimento
Oltre alle misure di delocalizzazione, che rappresentano una soluzione di medio periodo, si valutano anche azioni immediate per arginare l'emergenza, tra le quali figurano blocchi forzosi delle attività, i quali verrebbero poi risarciti a soccidari e soccidanti. Una strategia ulteriore, che si sta valutando in via emergenziale, prevede la possibilità di modificare il genere dei tacchini allevati, optando per l'allevamento di sole femmine, considerate meno esposte al virus rispetto ai maschi. Queste misure, seppur incisive, mirano a preservare un comparto economico di primaria importanza, tentando di conciliare le esigenze produttive con la non negoziabile tutela della salute pubblica e animale.
Un altro focolaio in Romagna
Parallelamente ai casi del Nord, un focolaio di influenza aviaria è stato identificato anche in un allevamento della pianura forlivese, al confine con il territorio ravennate, dove sono stati abbattuti centocinquanta polli da carne. A seguito della conferma della positività al virus, l'impianto è stato posto sotto sequestro e sottoposto a un'accurata operazione di disinfezione, mentre i locali resteranno vuoti per un periodo di circa due mesi. Secondo le valutazioni del direttore del Servizio Sanità Animale dell'Ausl Romagna, il virus responsabile di questo episodio non sarebbe collegato ai focolai settentrionali, ma avrebbe avuto origine da un contatto con la fauna selvatica, che spesso funge da serbatoio naturale per questi patogeni.




