Focolai di aviaria in Lombardia, migliaia di capi abbattuti nel Cremasco e nel Novarese

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'emergenza per l'influenza aviaria, che non accenna a placarsi nel nord Italia, ha fatto registrare un nuovo e significativo episodio a Casale Cremasco, dove è stato necessario procedere all'abbattimento di quasi sessantamila volatili, un intervento drastico ma indispensabile per tentare di circoscrivere il contagio. La gravità della situazione, del resto, è stata al centro di un'audizione congiunta delle Commissioni sanità e agricoltura della Regione Lombardia, alla quale hanno preso parte le associazioni di settore e i veterinari regionali. In quell'occasione, come ha riferito il consigliere regionale Matteo Piloni, è emerso con chiarezza l'impegno profuso dagli allevatori nel potenziare la biosicurezza, un campo nel quale, è stato sottolineato, sono stati fatti investimenti importanti non solo per gli avicoli ma anche per i suini, a dimostrazione di una crescente attenzione verso la prevenzione.

L'allarme si sposta nel Novarese

Contemporaneamente, un altro focolaiо di influenza aviaria ad alta patogenicità è stato identificato in un allevamento del Comune di Novara, un evento che ha portato il Dipartimento di Prevenzione dell'Asl locale a disporre l'abbattimento di migliaia di capi e a istituire una zona di sorveglianza, una "zona rossa" della durata di trenta giorni. L'epidemia, dopo aver colpito la provincia di Varese, tocca dunque anche il novarese, allargando ulteriormente il perimetro dell'emergenza. A confermare la positività al virus H5N1, che già circola in altre regioni come il Veneto, l'Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia, sono stati i test di laboratorio effettuati dall'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, a cui erano stati inviati i campioni prelevati a seguito di segnalazioni di casi sospetti.

Un bilancio regionale in divenire

Il contesto generale in Lombardia appare complesso, considerato che in diciotto mesi sono stati accertati quasi sessanta focolai, un numero che ha condotto quarantaquattro aziende alla quarantena. Con l'arrivo dei primi freddi, infatti, la malattia ha ripreso a diffondersi tra gli animali da reddito, come dimostra la conferma ufficiale di un episodio in provincia di Varese lo scorso novembre, uno tra gli otto o dieci registrati a partire da ottobre. Complessivamente, nel bimestre ottobre-novembre 2025, sono stati coinvolti nelle varie province lombarde oltre trecentocinquantatremila animali, una cifra che rende l'idea della portata del fenomeno e della necessità di mantenere alta la guardia.

Il caso di Olgiate Olona e le misure di contenimento

Nel territorio dell'ATS Insubria, per fortuna, l'unico focolaio accertato si è verificato a Olgiate Olona, dove le autorità sanitarie, dopo aver accertato la positività, hanno dichiarato chiuso l'episodio a seguito dell'abbattimento degli animali infetti e del loro successivo smaltimento tramite ditte specializzate. Anche nel Varesotto, d'altronde, si è reso necessario un abbattimento di massa che ha coinvolto centosettantacinquemila galline, un'operazione che le autorità giustificano come l'unica via praticabile per il contenimento. Sebbene venga assicurato che la situazione nel suo insieme è sotto controllo, le raccomandazioni alla prudenza e alla collaborazione rimangono massime, con una particolare attenzione rivolta verso gli allevamenti di tipo familiare, spesso meno strutturati.

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