Aviaria, nuovi focolai nel cremasco e sul confine bresciano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Un nuovo focolaio di influenza aviaria, che ha già provocato la morte improvvisa di circa cinquanta esemplari, è stato confermato in un allevamento di tacchini tra Casale Cremasco e Vidolasco, dove le analisi dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie hanno accertato la presenza del virus. L'allarme, scattato sabato, ha trovato piena conferma nella giornata di lunedì, innescando immediatamente le procedure di sicurezza previste dai protocolli sanitari. Contemporaneamente, un altro episodio è emerso nella pianura forlivese, al confine con la provincia di Ravenna, dove l'abbattimento di centocinquanta polli da carne e la successiva disinfezione dei locali hanno rappresentato la risposta immediata al rilevamento del contagio. Secondo le autorità sanitarie locali, quest'ultimo episodio, che costringerà la struttura a rimanere inattiva per un periodo di circa due mesi, non sarebbe collegato ai focolai settentrionali ma riconducibile a contatti con la fauna selvatica.
Una storia di danni economici e abbattimenti
La provincia di Brescia, che da sola conta oltre dieci milioni di uccelli domestici allevati ogni anno, rappresentando una fetta consistente del panorama nazionale, negli ultimi venticinque anni è stata ripetutamente colpita da ondate epidemiche. Queste, per contenere la diffusione del virus, hanno reso necessario l'abbattimento di milioni di capi, un intervento drastico che ha causato danni economici superiori al miliardo di euro. Una parte di questi ingenti danni, che hanno segnato profondamente il comparto avicolo, è stata successivamente indennizzata dallo Stato, sebbene in misura non totale.
Il piano governativo per ridurre la densità degli allevamenti
Tra le cause identificate per la persistente diffusione del virus nell'area del Nord Italia viene indicata l'elevatissima concentrazione di allevamenti industriali in un territorio geograficamente ristretto, un fattore che ne aumenta la vulnerabilità alle infezioni. Proprio per mitigare questo rischio, il Governo sta elaborando una strategia che prevede, come misura strutturale, la delocalizzazione di una ventina di impianti verso zone a minore densità produttiva. A queste misure di medio periodo, si affiancano valutazioni di carattere emergenziale, che spaziano dai blocvi forzosi delle attività, che verrebbero poi risarciti, fino alla possibilità di modificare il genere dei tacchini allevati, optando per le sole femmine, ritenute meno suscettibili al contagio.
Le misure di contenimento e la situazione attuale
Ogni nuovo caso, come quelli recenti, attiva immediatamente un rigido protocollo che include il sequestro dell'allevamento, l'abbattimento degli animali e un'accurata opera di bonifica degli spazi, lasciandoli poi vuoti per un periodo definito. Queste azioni, sebbene necessarie per il controllo sanitario, impongono un ulteriore peso economico agli allevatori, i quali si trovano a fronteggiare non solo la perdita diretta del capitale animale ma anche l'interruzione forzata del ciclo produttivo. La situazione, pertanto, rimane sotto costante monitoraggio, con le autorità veterinarie che lavorano per circoscrivere i focolai e prevenirne l'insorgenza.




