Auto ibride plug-in, un futuro possibile dopo il 2035

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A Bruxelles si sta delineando uno scenario inaspettato per il futuro della mobilità europea. Dopo anni di dibattiti e normative stringenti, la Commissione Europea sembra voler concedere una maggiore flessibilità ai costruttori automobilistici, aprendo la strada a una possibile revisione del piano Fit for 55. Questo documento, che fino a oggi ha imposto un approccio rigoroso alla transizione ecologica, potrebbe essere modificato per includere non solo le auto elettriche pure, ma anche le ibride plug-in (PHEV) e quelle dotate di range extender, piccoli motori termici che ricaricano la batteria. Una svolta che, se confermata, segnerebbe un cambio di rotta significativo rispetto alle previsioni iniziali per il 2035, anno in cui era stato fissato il divieto di vendita di veicoli con motori a benzina e diesel.

L’indiscrezione, riportata per la prima volta dal settimanale tedesco Der Spiegel e poi ripresa da diverse testate, tra cui il Corriere Motori, ha acceso un dibattito sul futuro dell’industria automobilistica. Secondo Edoardo Nastri, «l’industria dell’auto ha aperto per la prima volta una nuova possibilità», lasciando intendere che le case costruttrici potrebbero continuare a produrre e vendere modelli ibridi anche dopo il 2035. Una notizia che, se da un lato solleva interrogativi sulla coerenza con gli obiettivi climatici, dall’altro potrebbe rappresentare un’opportunità per ridurre l’impatto economico e sociale di una transizione troppo rapida verso l’elettrico puro.

Francesco Delzio, professore alla Luiss e Ceo di Digital Horizon, ha sottolineato l’importanza di questa possibile svolta, soprattutto per un Paese come l’Italia, dove l’infrastruttura di ricarica per i veicoli elettrici è ancora in fase di sviluppo. Le ibride plug-in, infatti, offrono una soluzione intermedia che potrebbe facilitare il passaggio verso una mobilità più sostenibile, senza costringere i consumatori a rinunciare completamente ai motori termici. Del resto, molte case automobilistiche hanno già investito in questa tecnologia, con approcci diversi: Nissan e Mazda, ad esempio, hanno sviluppato modelli con range extender, mentre Stellantis, attraverso la partnership con Leapmotor, potrebbe presto immettere sul mercato veicoli ibridi avanzati.

Il range extender, in particolare, rappresenta una tecnologia interessante. Si tratta di un piccolo motore a benzina che non alimenta direttamente le ruote, ma serve esclusivamente a ricaricare la batteria, estendendo così l’autonomia del veicolo. Una soluzione che, sebbene non elimini del tutto l’uso di carburanti fossili, potrebbe ridurre significativamente le emissioni rispetto ai motori tradizionali. E mentre l’Ue valuta questa opzione, diverse aziende si stanno già muovendo per sfruttare le potenzialità di questa tecnologia.

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