Il Sudamerica resta orfano: non avrà un altro pontefice

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il primo papa latinoamericano, venuto “dalla fine del mondo”, potrebbe lasciare un vuoto difficile da colmare proprio in quella regione che più di altre è stata trasformata dal suo pontificato. La Chiesa sudamericana, che oggi conta 17 cardinali elettori, è dominata da una forte impronta bergogliana: ben 14 di loro sono considerati fedeli a Francesco, mentre tre appartengono all’ala più progressista, quella che ha spinto per riforme spesso discusse oltretevere.

Se lo Spirito Santo, come credono i fedeli, guida davvero le scelte del conclave, i bookmaker inglesi – notoriamente abili nel calcolo delle probabilità – sembrano avere le idee più chiare degli stessi cardinali. Mentre in Italia le scommesse su eventi sensibili sono vietate, oltremanica si specula senza remore, trasformando l’elezione del pontefice in una questione di statistiche e quote. E se i pronostici finanziari a volte centrano il bersaglio, è difficile ignorare che la partita si gioca su un terreno ben più complesso di quello delle mere previsioni.

Dietro le quinte, infatti, il Vaticano è attraversato da divisioni mai così nette tra conservatori e progressisti, con faide che vanno oltre il caso Becciu. Si parla di “cardinali abusivi”, di trame sotterranee per favorire o ostacolare candidature, persino di false informazioni diffuse per minare la reputazione di alcuni porporati. Una dinamica che, pur non essendo nuova, assume toni particolarmente accesi in questo frangente. Il conclave, del resto, è sempre stato un gioco di potere in cui nessuno ammette di volere il soglio pontificio, ma tutti vogliono influenzarne l’esito.

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