Caso Paragon, il governo oppone il segreto di Stato alle interrogazioni
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Redazione Interno
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Il caso Paragon, che vede al centro una vicenda di spionaggio ai danni di attivisti e giornalisti, continua a sollevare interrogativi a cui il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, non intende rispondere. Il segreto di Stato è stato invocato per evitare di fornire chiarimenti in merito all’utilizzo del software Graphite, prodotto dalla società israeliana Paragon Solutions, che sarebbe stato impiegato per monitorare telefoni e attività di personalità come Luca Casarini, capo missione dell’ong Mediterranea Saving Humans, e Francesco Cancellato, direttore di FanPage.
Secondo quanto rivelato da Mediterranea, l’attività di sorveglianza nei confronti di Casarini sarebbe iniziata già nel febbraio 2024. Le informazioni, emerse grazie a un’indagine condotta da The Citizen Lab, un team di ricerca dell’Università di Toronto, hanno portato alla luce un’operazione complessa che ha coinvolto non solo attivisti ma anche giornalisti, sollevando dubbi sulla legittimità e sulle motivazioni di tali azioni. Il governo, tuttavia, ha scelto di non fornire spiegazioni in Aula, nonostante le pressioni del Parlamento e delle organizzazioni rappresentative della categoria giornalistica.
La Federazione Nazionale della Stampa e l’Ordine dei Giornalisti hanno presentato una denuncia contro ignoti alla Procura, chiedendo di fare luce su chi abbia autorizzato le intercettazioni e per quali scopi. “È gravissimo che il governo non risponda”, hanno sottolineato i rappresentanti della categoria, evidenziando come la mancata trasparenza rappresenti un vulnus per la libertà di stampa e per i diritti costituzionali.
Fratoianni, parlamentare di Sinistra Italiana, ha espresso preoccupazione, chiedendosi se anche lui e altri colleghi siano stati oggetto di sorveglianza. La questione, che tocca da vicino il delicato equilibrio tra sicurezza nazionale e diritti individuali, si inserisce in un contesto internazionale già sensibile ai temi della privacy e dell’uso improprio di tecnologie di sorveglianza.
Il report di Mediterranea, pubblicato in collaborazione con The Citizen Lab, ha confermato che l’attività di spionaggio è stata condotta attraverso Graphite, uno spyware sofisticato in grado di infiltrarsi nei dispositivi mobili senza lasciare traccia. La stessa ong ha denunciato come tali pratiche violino non solo la Costituzione italiana ma anche le Convenzioni internazionali, sollevando interrogativi etici e giuridici di non poco conto.




