Graphite: spyware israeliano minaccia giornalisti e attivisti in Europa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “È solo la punta dell’iceberg, se fossi un giornalista italiano farei un controllo sui miei dispositivi”. A pronunciare queste parole, dall’altra parte dell’oceano, è John Scott-Railton, senior researcher di Citizen Lab, il laboratorio no-profit e indipendente che collabora con WhatsApp per smascherare Graphite, lo spyware che ha infettato i dispositivi di almeno 90 persone in Europa. Tra le vittime, il direttore di Fanpage Francesco Cancellato e l’attivista Luca Casarini, fondatore dell’ong Mediterranea Saving Humans, noto per le sue attività legate ai diritti dei migranti.

Graphite, un software di sorveglianza prodotto da un’azienda israeliana, è stato utilizzato per monitorare comunicazioni private, accedendo a dati sensibili senza alcuna autorizzazione. Le indagini, ancora in corso, hanno portato alla luce un sistema di spionaggio sofisticato, che ha colpito non solo giornalisti ma anche attivisti e figure scomode al potere. “Emerge un fatto gravissimo”, ha dichiarato Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, sottolineando come spiare giornalisti rappresenti “un attentato alla libertà di stampa e ai diritti di uno stato democratico”.

La vicenda, che ha scosso l’opinione pubblica, ha sollevato interrogativi sulle responsabilità politiche e istituzionali. “Mi chiedo se sia un caso che le persone controllate siano un direttore di una testata che ha indagato su circoli di Fratelli d’Italia e un attivista che si occupa di migranti”, ha osservato la deputata del M5S Vittoria Ricciardi, evidenziando una possibile connessione tra le attività delle vittime e gli interessi del governo. Ricciardi ha annunciato il deposito di un’interrogazione parlamentare per chiarire i contorni di un caso che, secondo lei, mette in luce una contraddizione: “Un governo che parla di privacy quando si tratta di mafiosi, ma utilizza software per intercettare chi svolge attività invise”.

Intanto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alberto Barachini ha ribadito l’impegno del governo sulla cybersicurezza, definendola una priorità assoluta. “La protezione dei giornalisti e la sicurezza informatica sono centrali nella nostra azione”, ha dichiarato, senza entrare nel merito delle accuse. Le indagini, condotte dalle autorità competenti, cercano di ricostruire la catena di comando che ha portato all’utilizzo di Graphite, mentre l’azienda produttrice ha interrotto i rapporti con l’Italia, denunciando una violazione delle norme etiche.

Il caso, che ha riacceso il dibattito sulla libertà di stampa e sulla sorveglianza illegale, rappresenta un banco di prova per le istituzioni, chiamate a garantire trasparenza e protezione dei diritti fondamentali. Le implicazioni, tuttavia, vanno oltre i confini nazionali, coinvolgendo attori internazionali e sollevando questioni etiche sull’uso di tecnologie sempre più invasive.

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