il governo tace su Paragon e lo spyware Graphite
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Redazione Interno
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Il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha deciso di non rispondere alle interrogazioni parlamentari sul caso Paragon, rifiutandosi di chiarire se le procure e la polizia penitenziaria abbiano avuto accesso allo spyware Graphite, rinvenuto negli smartphone di giornalisti e attivisti italiani ed europei. La questione, al centro di un acceso dibattito politico, è stata sollevata durante il question time alla Camera, dove il ministro della Giustizia Carlo Nordio avrebbe dovuto fornire spiegazioni. Tuttavia, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha fatto sapere che “tutto quanto era possibile dire su Paragon è stato rivelato”, aggiungendo che il resto delle informazioni è classificato e, pertanto, non divulgabile.
La vicenda, che ha già sollevato non poche polemiche, riguarda l’utilizzo del software Graphite, prodotto dalla società israeliana Paragon, che sarebbe stato impiegato in modo improprio per spiare il giornalista Francesco Cancellato e alcuni attivisti, tra cui Luca Casarini. Paragon stessa ha denunciato che in Italia il suo prodotto è stato utilizzato al di fuori delle regole, trasformandosi in uno strumento di sorveglianza massiva e invasiva, capace di monitorare 24 ore su 24 chiunque senza che la vittima possa accorgersene.
La decisione del governo di non rispondere alle interrogazioni ha scatenato ulteriori critiche, soprattutto da parte delle opposizioni, che hanno accusato l’esecutivo di voler nascondere informazioni cruciali. Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha comunicato agli interroganti che il governo ritiene di aver già fornito “le uniche informazioni pubblicamente divulgabili”, chiudendo così ogni possibilità di ulteriori chiarimenti.
La reticenza del governo solleva interrogativi non solo sull’utilizzo dello spyware, ma anche sulle garanzie di trasparenza e tutela delle libertà individuali. Il caso Paragon, infatti, non è solo una questione tecnica o giudiziaria, ma tocca direttamente i diritti fondamentali dei cittadini, mettendo in discussione il confine tra sicurezza e privacy.
Intanto, la vicenda continua a far discutere, alimentando un clima di sfiducia verso le istituzioni. Le opposizioni hanno sottolineato come il rifiuto di rispondere alle interrogazioni rappresenti un ulteriore segnale di opacità, mentre il governo sembra preferire il silenzio, forse per evitare di approfondire un tema che potrebbe rivelarsi scomodo.




