Pegasus, NSO e gli altri: perché gli spyware non sono il male

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Negli ultimi giorni, l’attenzione pubblica si è concentrata sulla scoperta che sette cittadini italiani sono stati sottoposti a sorveglianza illegittima attraverso lo spyware Graphite, prodotto da Paragon Solutions, azienda israeliana specializzata in tecnologie di monitoraggio. Questo software, capace di assumere il controllo totale dei dispositivi su cui viene installato, trasforma smartphone e computer in strumenti di spionaggio avanzati, consentendo l’accesso a foto, audio, registrazioni in tempo reale, documenti e email. Sebbene il suo utilizzo possa essere giustificato quando rivolto a criminali, il caso in questione ha visto come bersagli esponenti di Mediterranea Saving Humans, organizzazione umanitaria impegnata nel salvataggio dei migranti in mare, e il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato.

La vicenda, definita “inquietante” dal deputato di Più Europa Benedetto Della Vedova, ha sollevato interrogativi non solo sull’uso improprio di queste tecnologie, ma anche sulle dinamiche interne ai servizi segreti italiani. Della Vedova, riferendosi alle dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, ha espresso preoccupazione per un possibile “fuori controllo” delle agenzie di intelligence, sottolineando come le parole del leader della Lega, che ha parlato di un “regolamento di conti” tra i servizi, lascino intendere una mancanza di chiarezza e coordinamento.

La partita giocata da Paragon Solutions, d’altra parte, appare complessa e articolata. Quattro sono gli attori principali coinvolti: le vittime, il produttore dello spyware, gli utilizzatori del software e il sistema di messaggistica istantanea le cui vulnerabilità hanno permesso l’infiltrazione di istruzioni malevole nei dispositivi presi di mira. La mancanza di trasparenza e la difficoltà nel ricostruire le responsabilità rendono il quadro ancora più intricato, alimentando dubbi e speculazioni.

Intanto, Salvini ha reagito alle critiche evocando uno scontro tra i servizi segreti, mentre l’opposizione ha chiesto che, qualora il leader leghista disponga di elementi concreti, li riferisca in Parlamento. Le chat interne a Fratelli d’Italia, che hanno riportato commenti sprezzanti nei confronti di Salvini, hanno ulteriormente complicato il quadro politico, con il leader della Lega che ha minimizzato definendole “roba vecchia”, pur ammettendo che oggi avrebbero un peso diverso.

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