I segreti del governo sulle chat spiate, Salvini sfida gli alleati e il caso di Roberto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo italiano ha deciso di non rispondere in Parlamento alle interrogazioni sul caso delle chat spiate, preferendo affrontare la questione "nelle sedi opportune", come il Copasir. A renderlo noto è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha ribadito come le uniche informazioni divulgabili sul caso Paragon siano già state fornite. La decisione ha scatenato le proteste delle opposizioni, che parlano di una "democrazia ferita". Il sottosegretario ai Servizi, Alfredo Mantovano, ha confermato che i dettagli relativi al software Graphite, utilizzato per spiare giornalisti e attivisti in Italia, rimangono classificati. Tra le vittime delle intercettazioni illecite figurano il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, e Luca Casarin, fondatore della Ong Mediterranea.

Il caso Paragon, che vede al centro la società israeliana Paragon Solutions, ha portato a un braccio di ferro tra governo e opposizioni. Queste ultime, guidate da Italia Viva, chiedono chiarimenti sull’eventuale utilizzo dello spyware da parte delle procure e della Polizia penitenziaria. La risposta di Palazzo Chigi, però, è stata netta: le informazioni sono riservate e non saranno discusse in Aula. Una posizione che ha alimentato ulteriormente le tensioni, con le minoranze che accusano l’esecutivo di opacità e mancanza di trasparenza.

Intanto, Matteo Salvini, leader della Lega, ha lanciato una nuova sfida agli alleati di governo, ribadendo la sua linea dura su temi come sicurezza e immigrazione. In un contesto già teso, il caso di Roberto, un uomo trovato morto con la faccia sfregiata, ha riacceso i riflettori sulla cronaca nera. Le indagini, ancora in corso, stanno cercando di ricostruire le dinamiche dell’omicidio, mentre i familiari della vittima attendono risposte.

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