Partorisce in casa di amici e getta il neonato nel water: arrestata una 29enne a Roma
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Redazione Interno
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Una donna nigeriana di 29 anni è stata arrestata con l’accusa di omicidio dopo aver partorito nel bagno di una abitazione a Montecompatri, alle porte di Roma, e aver spinto il neonato nelle tubature del water. I fatti, risalenti allo scorso ottobre, sono emersi grazie alle indagini della Squadra Mobile di Roma e del commissariato di Frascati, coordinate dalla Procura di Velletri, che hanno ricostruito una dinamica agghiacciante.
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, Jennifer Umen – già madre di due bambini – avrebbe partorito spontaneamente alla 25esima settimana di gravidanza mentre si trovava in casa di conoscenti. Il bambino, nato vivo, sarebbe stato poi intenzionalmente fatto annegare nello scarico del gabinetto, dal quale il piccolo corpo è stato successivamente recuperato in un tombino. Le analisi medico-legali hanno confermato che il neonato presentava segni di trauma alla schiena, compatibili con un atto violento.
La donna, tuttavia, ha fornito una versione dei fatti discordante. «Non sapevo di essere incinta – ha dichiarato agli investigatori –. Ho pensato a un forte mal di pancia, dato che i miei precedenti figli li ho avuti con parto cesareo». Dopo il parto, spaventata dall’abbondante perdita di sangue, si sarebbe recata al pronto soccorso del Policlinico Casilino, dove i medici, notando i chiari segni del travaglio, hanno immediatamente allertato le autorità.
Le indagini, però, hanno smentito le sue parole. Le tracce biologiche rinvenute nell’abitazione e le incongruenze nei suoi racconti hanno portato all’arresto, con l’ipotesi di reato che va dall’omicidio volontario all’occultamento di cadavere. La vicenda, che ha sconvolto il piccolo comune romano, riapre il dibattito sui casi di neonati abbandonati o soppressi, spesso legati a gravidanze negate o a situazioni di profondo disagio.




