Montecompatri, il neonato annegato nel water: la madre nega, ma le prove parlano
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Redazione Interno
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Jennifer Umen, ventinovenne di origini nigeriane, è accusata di aver partorito in un bagno di Montecompatri, alle porte di Roma, e di aver ucciso il neonato annegandolo nel water. La donna, già madre di altri due figli, sostiene di non essersi accorta di aver partorito, attribuendo il dolore a semplici crampi. Ma i rilievi degli investigatori raccontano una storia diversa: tracce biologiche, segni di parto e una lesione alla schiena del piccolo, rinvenuto senza vita in un tombino dopo essere stato trascinato nelle tubature.
Quella che inizialmente poteva sembrare una tragedia dettata dal panico si è trasformata in un caso giudiziario che ha scosso il piccolo comune. Gli inquirenti, analizzando la dinamica, hanno ricostruito che il parto sarebbe avvenuto alla 25/26esima settimana di gravidanza, in circostanze ancora da chiarire. Non è escluso che Jennifer abbia agito con l’aiuto di qualcuno: tra le voci che circolano nel borgo abusivo di Casale Campanella, c’è chi parla di un "medico clandestino" che opererebbe nell’ombra, facilitando aborti illegali o parti non registrati.
«Anche ieri abbiamo visto una donna incinta entrare di sera e uscire la mattina dopo», racconta un residente, mentre altri confermano che «in quella casa succedono cose strane». Il riferimento è a una possibile rete di sfruttamento, già al centro di inchieste per traffico di esseri umani. Le organizzazioni criminali nigeriane, infatti, sono note per imporre alle vittime della tratta aborti forzati, spesso somministrando Cytotec — farmaco usato per le ulcere ma con effetti abortivi — insieme a whisky per accelerarne l’effetto.




