Mondiali, la battuta di Lula su Neymar e il Brasile che cerca riscatto contro Haiti
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Redazione Sport
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Il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha scelto l'ironia per commentare la situazione del suo campione più rappresentativo, Neymar, convocato per il Mondiale di calcio in corso negli Stati Uniti, Canada e Messico ma ancora fermo ai box per un infortunio al polpaccio.
Nel corso di un evento pubblico, il capo di Stato ha definito l'attaccante del Santos come "il primo calciatore da remoto al mondo", una battuta che ha subito fatto il giro del paese e che ha riacceso il dibattito sulle reali condizioni del fuoriclasse, al centro delle critiche di una tifoseria che chiede risposte sul campo.
Per il momento, la Seleção di Carlo Ancelotti è chiamata a fare a meno del suo numero 10 per la seconda partita consecutiva, quella di questa notte contro Haiti a Filadelfia, e a cercare la prima vittoria in questo mondiale dopo il deludente pareggio per 1-1 all'esordio contro il Marocco.
"Home office" e undici Pelé: la stoccata del presidente
La gaffe ironica di Lula è nata durante un dialogo con un bambino presente in platea, al quale il presidente ha chiesto chi fosse il miglior giocatore della Seleção. Alla risposta "Neymar", il capo di Stato ha prontamente replicato ricordando che l'attaccante non ha ancora giocato nemmeno un minuto del torneo, scatenando le risate dei presenti. "Neymar neanche sta giocando. Neymar è il primo convocato in smart working al mondo", ha affermato il leader, citando un termine che ha confessato di aver preso da un messaggio letto su Internet.
La sua verve non si è fermata lì: "Prima o poi dovremo formare una nazionale con l'intelligenza artificiale in cui includeremo undici Pelé", ha aggiunto, con un'ulteriore stoccata alla qualità del gioco espresso finora dalla sua nazionale, apparsa spenta e poco brillante nel match d'esordio contro il Marocco. Una critica velata, quella di Lula, che arriva in un momento particolarmente delicato per il gruppo guidato da Ancelotti, chiamato a dimostrare sul campo di valere molto di più di quanto mostrato.
Neymar, un recupero conto terzi
La situazione di Neymar, in realtà, è meno divertente di quanto le battute del presidente lascino intendere. Il fuoriclasse si è infortunato al polpaccio destro il 17 maggio scorso durante una partita del campionato brasiliano con il Santos e, nonostante la convocazione per il Mondiale, non ha mai completato un allenamento con il resto del gruppo.
La Confederazione Brasiliana di Calcio (CBF) ha ufficialmente escluso la sua presenza contro Haiti, annunciando che il giocatore resterà nel New Jersey per proseguire il lavoro di recupero in vista di un possibile rientro nelle fasi successive del torneo. L'incognita sulle sue condizioni resta totale e, sebbene i compagni di squadra, come il difensore Douglas Santos, abbiano espresso la loro fiducia nell'importanza del leader carismatico, la realtà dei fatti parla di un giocatore fermo da tempo e in dubbio anche per l'ultima partita del girone contro la Scozia.
La gestione del suo recupero rappresenta una delle sfide più complesse per Ancelotti, che deve bilanciare le aspettative del popolo brasiliano con la necessità di non rischiare un aggravio della lesione che potrebbe compromettere l'intera rassegna iridata.
Il Brasile in campo senza la sua stella
Proprio l'assenza di Neymar è una delle ragioni delle critiche piovute sulla squadra dopo il pareggio contro il Marocco, con un Brasile che ha faticato a trovare la via del gol e ha mostrato poca creatività in fase offensiva. Adesso, contro Haiti, la squadra di Ancelotti è obbligata a vincere per riprendere in mano il proprio destino nel gruppo C.
Il tecnico italiano, al suo debutto mondiale sulla panchina verdeoro con l'obiettivo di riportare il Brasile al successo che manca dal lontano 2002, ha già annunciato alcuni cambi nel modulo, con l'inserimento di Matheus Cunha al posto di Igor Thiago e il rientro di Danilo in difesa. Tutta la pressione, quindi, è sulle spalle di giocatori come Vinicius Junior e Raphinha, chiamati a dimostrare di poter guidare l'attacco della Seleção anche senza il loro uomo simbolo.
Dopo la prestazione poco convincente all'esordio, in molti si aspettano una reazione d'orgoglio da parte dei cinque volte campioni del mondo, che devono cancellare l'immagine opaca lasciata a New York.
L'avversario e il contesto
Di fronte, Haiti, squadra che il ranking FIFA colloca all'83° posto e che rappresenta, sulla carta, l'avversario più abbordabile del girone. I caraibici, reduci da una sconfitta di misura per 1-0 contro la Scozia nella prima giornata, hanno però dimostrato di essere un osso duro, capaci di mettere in difficoltà gli avversari con un gioco ordinato e senza timori reverenziali. Per il Brasile, la partita di Filadelfia si preannuncia come un crocevia importante per il morale e per la classifica, in un girone che potrebbe decidersi all'ultima giornata.
Tra le presenze illustri sugli spalti, spicca quella di Ronaldinho, che all'età di 46 anni ha recentemente scelto di ripartire dal Ravenna in Serie C, un'immagine che sottolinea il fascino eterno del calcio brasiliano ma anche il distacco, forse incolmabile, tra le sue leggende e l'attuale generazione, ancora alla ricerca di una propria identità in questo mondiale.




