Lecce-Roma 0-2, il ritorno dei non graditi: Ferguson e Dovbyk chiudono la crisi
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Redazione Sport
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Nella serata di Lecce al Via del Mare, un 2-0 apparentemente asettico, siglato dai due attaccanti più bistrattati della rosa, Evan Ferguson e Dovbyk, ha restituito ossigeno e posizione alla Roma di Gasperini, interrompendo una serie di risultati negativi che minacciava di compromettere la stagione. La partita, valida per il recupero della diciannovesima giornata di Serie A, ha infatti visto i giallorossi, quarti in classifica, imporsi grazie a quel fattore decisivo, la freddezza sotto porta, che al Lecce è invece drammaticamente mancato in un episodio chiave del secondo tempo. I salentini, rimasti con un punto di vantaggio sulla zona calda della classifica, hanno pagato non solo qualche incertezza tecnica, ma anche una certa fisicità non all'altezza delle loro consuete prestazioni, apparendo meno aggressivi del solito e trovando pochissime soluzioni per penetrare una retroguardia romana peraltro costretta a ripieghi tattici per le numerose assenze.
La freddezza degli attaccanti romani
La gara è stata decisa, in sostanza, dalla diversa incisività delle due offensive. La Roma, seppur non dominante, ha saputo essere letale nelle due occasioni più chiare, mentre il Lecce ha sprecato l'opportunità di riaprire il conteso. L'azione del primo gol, al quattordicesimo minuto, è nata da una sorta di assist involontario di Tiago Gabriel, col pallone che dopo un contrasto è finito ai piedi di Ferguson: l'attaccante, spesso criticato per le sue prestazioni altalenanti, non ha esitato, battendo Falcone con un preciso tiro di destro. Una situazione fortunata, certamente, ma che un giocatore di ruolo deve saper trasformare in rete. Il raddoppio, nella ripresa, è giunto invece su iniziativa di Dovbyk, altro nome finito più volte sul mercato secondo le voci di corridoio, che ha chiuso un'azione ben costruita dalla squadra, dimostrando come i numeri dell'attacco giallorosso, per quanto discussi, stiano segnando ritmi che non si vedevano da decenni.
L'occasione sprecata e l'evanescenza salentina
Il momento che ha forse simbolicamente decretato la fine delle ambizioni leccesi è arrivato al cinquantanovesimo minuto, quando Pierotti, trovandosi davanti al portiere in una posizione favorevolissima, ha calciato fuori, regalando alla Roma una sorta di assoluzione definitiva. Quel grave errore, da solo, racconta la differenza di concretezza tra le due formazioni in una serata dove i padroni di casa, pur provando a reagire, sono riusciti solo sporadicamente a rendersi pericolosi nell'area avversaria, venendo spesso bloccati in fase di costruzione o finendo in fuorigioco. La loro prestazione è apparsa, nel complesso, evanescente, lontana dalla grinta e dall'organizzazione che solitamente la caratterizzano, consentendo così agli ospiti di gestire il vantaggio senza eccessivi patemi, nonostante le difficoltà di reparto.
Il mercato e il silenzio di Gasperini
Sullo sfondo della vittoria, che consolida il quarto posto della formazione capitolina, resta il tema del mercato e delle voci che insistono nel legare la società a nuovi arrivi in attacco, proprio a discapito degli autori delle reti di questa sera. Un paradosso non da poco, che sembra alimentare una certa tensione interna, come lascerebbe intendere il laconico silenzio mantenuto dopo la partita dall'allenatore Gasperini, il quale ha evitato qualsiasi commento alla stampa. Una scelta insolita, quella del tecnico, che getta un'ombra sulle dinamiche di spogliatoio e che lascia intendere come, al di là del risultato positivo, i nodi della campagna acquisti e delle scelte tecniche siano tutt'altro che sciolti, in attesa di sviluppi che il club dovrà necessariamente gestire.




