Il 75% dei pazienti riesce a tenere sotto controllo l’emicrania con i nuovi farmaci, e al Sant’Andrea di Roma il ‘botox’ si conferma terapia d’eccellenza per le forme croniche

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un numero crescente di persone, circa tre quarti di quelle che vi fanno ricorso, riesce finalmente a trovare sollievo dall’emicrania grazie ai nuovi farmaci oggi disponibili anche in Italia, una patologia che, come è noto, ha un impatto devastante sulla qualità della vita quotidiana, lavorativa e relazionale di chi ne soffre, costringendo spesso all’isolamento e all’immobilità per giorni interi. Il dato, emerso da recenti aggiornamenti clinici e rilanciato anche da fonti specializzate, fa ben sperare e fotografa una realtà in rapida evoluzione, dove la ricerca farmacologica sta offrendo strumenti sempre più mirati ed efficaci per la gestione di questo disturbo neurologico complesso e multifattoriale. Si tratta perlopiù di anticorpi monoclonali che agiscono sul peptide correlato al gene della calcitonina, il cosiddetto CGRP, una molecola chiave nella trasmissione del dolore e nei meccanismi alla base dell’attacco emicranico, e di gepanti, farmaci che rappresentano una valida alternativa orale per la prevenzione, ampliando così lo spettro delle possibilità terapeutiche per i pazienti che non rispondono ai trattamenti tradizionali o non tollerano le terapie iniettabili. A questi si aggiungono strategie consolidate ma rivalutate in chiave moderna, come l’impiego della tossina botulinica, il cui utilizzo in ambito neurologico va ben oltre la più nota applicazione estetica e si dimostra un alleato prezioso nella lotta all’emicrania cronica.

Al Sant’Andrea, il ‘botox’ diventa uno scudo contro il dolore cronico

La tossina botulinica di tipo A, spiegano gli specialisti del Centro per la cura delle Cefalee dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, rappresenta un aiuto concreto e ormai collaudato da anni per i pazienti affetti da emicrania cronica, una condizione definita dalla presenza di mal di testa per almeno quindici giorni al mese, di cui otto con caratteristiche emicraniche, per un periodo superiore ai tre mesi. La dottoressa Alessandra Spalloni, neurologa in forza al nosocomio capitolino, e la collega Morena Giovannelli, specialista in disturbi del movimento e spasticità, hanno illustrato nel dettaglio le potenzialità di questa terapia in un’intervista rilasciata alla DiRE, chiarendo come il trattamento con ‘botox’ non vada inteso come un rimedio per il singolo attacco acuto, bensì come una vera e propria cura preventiva a lungo termine. Il suo scopo, infatti, è ridurre progressivamente la frequenza e l’intensità degli episodi dolorosi nel tempo, attraverso piccole iniezioni praticate in punti specifici di testa, nuca e collo, seguendo un protocollo standardizzato e ripetuto ogni tre mesi circa, che richiede competenza specialistica e una conoscenza approfondita dell’anatomia per essere efficace e sicuro.

L’effetto della tossina, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è immediato ma si manifesta in maniera graduale, con molti pazienti che riferiscono un miglioramento sensibile già dopo i primi cicli di trattamento, traducendosi in una significativa riduzione dei giorni di cefalea e, di conseguenza, in un minor ricorso ai farmaci antidolorifici, spesso assunti in modo compulsivo con il rischio di incorrere nel cosiddetto effetto rebound, ovvero un peggioramento del mal di testa proprio a causa dell’abuso di analgesici. Le esperte del Sant’Andrea hanno tenuto a sottolineare come, al di là dell’emicrania cronica, la tossina botulinica trovi applicazione in numerose altre condizioni neurologiche caratterizzate da un’eccessiva attività muscolare o ghiandolare, ambiti in cui viene impiegata da tempo con risultati consolidati. Nella spasticità, ad esempio, una condizione frequente dopo eventi come un ictus o in patologie come la sclerosi multipla, dove i muscoli diventano rigidi e difficili da controllare, il ‘botox’ iniettato direttamente nei muscoli interessati aiuta a ridurre la contrazione involontaria, migliorando la mobilità e agevolando la fisioterapia. Allo stesso modo, viene utilizzato per controllare le distonie, disturbi del movimento che causano posture anomale e contrazioni dolorose, per l’ipersalivazione, nota come scialorrea, e per l’iperidrosi, ovvero la sudorazione eccessiva, dimostrando come questa molecola, a dosaggi controllati e con effetti collaterali generalmente lievi e transitori, possa migliorare sensibilmente il comfort e la qualità di vita dei pazienti in un ampio ventaglio di situazioni cliniche spesso fortemente invalidanti.

La chiave del successo di questi approcci terapeutici, sia per quanto riguarda le nuove generazioni di farmaci che per l’impiego della tossina botulinica, risiede nella sempre maggiore capacità dei centri specializzati di personalizzare le cure e di intervenire sui meccanismi fisiopatologici profondi dell’emicrania, una patologia che per decenni è stata sottovalutata e banalizzata. L’elevata percentuale di pazienti che oggi riesce a tenere sotto controllo la malattia con i nuovi trattamenti, senza particolari effetti collaterali, testimonia il cambio di paradigma in atto nella neurologia italiana: dall’emicrania come semplice “mal di testa” alla sua definizione come patologia neurologica complessa meritevole di terapie specifiche e altamente efficaci, in grado di restituire normalità a chi, fino a ieri, vedeva la propria esistenza scandita e limitata dall’arrivo inesorabile del dolore.

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