Il racket dei rotoloni: la mafia si adatta per sopravvivere
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Redazione Interno
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La Sicilia, terra di contraddizioni e di storia, torna a fare i conti con un fenomeno che, pur apparentemente banale, nasconde un sistema di controllo e di potere ben radicato. L’invasione dei rotoloni, quei grandi rotoli di carta igienica offerti a prezzi stracciati lungo strade e marciapiedi, non è solo una questione di commercio. Dietro questa pratica si cela un meccanismo mafioso meno appariscente ma altrettanto pericoloso, un modo subdolo per imporre il pizzo senza destare troppi sospetti.
Già anni fa, MeridioNews aveva segnalato come in alcuni Comuni siciliani queste “super offerte” avessero iniziato a ingombrare spazi pubblici, suscitando curiosità e, in alcuni casi, sconcerto. All’epoca, però, le indagini non avevano portato a risultati significativi, e nelle carte giudiziarie si trovavano solo accenni sporadici. Oggi, invece, il quadro è più chiaro: quello che poteva sembrare un semplice fenomeno commerciale è in realtà una strategia ben orchestrata per mantenere il controllo del territorio.
La mafia, che molti danno per indebolita, dimostra ancora una volta di saper adattarsi ai tempi. Se un tempo il pizzo veniva imposto con metodi violenti e intimidatori, oggi si preferiscono modalità meno appariscenti, ma ugualmente efficaci. I rotoloni, venduti a prezzi irrisori, diventano così uno strumento per mantenere il potere economico e, di conseguenza, quello sociale.
Un altro tassello di questo sistema è emerso dalle recenti indagini che hanno portato al maxi blitz antimafia di Palermo, con 181 misure cautelari. Tra i protagonisti delle intercettazioni, il boss Calogero Lo Presti, definito un “leone in gabbia”, che non ha esitato a scagliarsi contro chi riteneva responsabile della sua detenzione. Le sue parole, cariche di rabbia, rivelano non solo la frustrazione di un uomo costretto a vivere dietro le sbarre, ma anche la complessa rete di relazioni e di interessi che lega i membri delle cosche.
Non mancano, poi, figure come il geometra Antonio Cannella, attivo referente di grandi gruppi imprenditoriali, che secondo le indagini avrebbe intrattenuto rapporti con il capomafia di Villagrazia, Sandro Capizzi. Questi legami, emersi nell’ambito dell’inchiesta, mostrano come la mafia continui a infiltrarsi in settori apparentemente legittimi, utilizzando professionisti e mediatori per consolidare il proprio potere.
La domanda che molti si pongono è se Cosa Nostra sia davvero in crisi o se, al contrario, sia ancora in grado di influenzare la vita quotidiana della Sicilia. I fatti recenti sembrano suggerire che, nonostante i colpi inferti dalle forze dell’ordine, la mafia non sia affatto scomparsa. Semplicemente, ha cambiato volto, adattandosi a un contesto in cui la violenza esplicita è meno tollerata, ma in cui il controllo del territorio resta un obiettivo primario.




