L'ombra della mafia a Palermo: il racket, la resistenza e la fine di un boss
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La mafia continua a lasciare il suo segno a Palermo. Un recente blitz antimafia ha rivelato un panorama desolante, con estorsioni e violenza che continuano a far parte della vita quotidiana in alcuni quartieri della città.
Il racket e la resistenza
Un titolare di una ditta di autodemolizioni si è scusato per non aver riconosciuto gli esattori del pizzo e non essersi subito messo a disposizione. Ma c'è anche resistenza. In corso dei Mille, ad esempio, c'è una farmacia dove gli estorsori evitano di andare. Il motivo? Sono tutti carabinieri e membri di "Addiopizzo", un movimento di commercianti che si oppone al pagamento del pizzo. Hanno installato telecamere per intrappolare gli estorsori.
Il boss e i suoi ideali
Giancarlo Romano, un boss di 37 anni di corso dei Mille, è stato ucciso lunedì scorso. Romano era noto per il suo disprezzo per i cronisti che avevano scritto dei baby pusher nel suo quartiere. "Stanno confondendo questa delinquenza con i nostri ideali", diceva ai complici, senza sospettare di essere intercettato. Quando i giornali parlavano dei bambini che spacciavano, un discorso che a lui non interessava, e mettevano la parola mafia, Romano era furioso.
La mafia stracciona e la nostalgia del passato
Romano, che studiava per diventare un grande boss, guardava con nostalgia ai padrini del passato. È morto in un delitto che affonda le radici nella melma e nel degrado che, a parole, denigrava ma che nei fatti ha alimentato giorno dopo giorno. Romano, 39 anni, è stato assassinato a colpi di pistola lunedì scorso, in via XXVII Maggio, allo Sperone. La sua morte segna la fine di un'era e l'inizio di un nuovo capitolo nella lotta contro la mafia a Palermo.




