La vendetta silenziosa di Deromedis: a Gällivare l’ultimo sigillo di una stagione da incubo dolce

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Simone Deromedis ha chiuso la pratica come meglio non avrebbe potuto immaginare, nemmeno nei sogni più audaci di un atleta abituato a misurarsi con il limite. Sulla neve svedese di Gällivare, nell’atto conclusivo della Coppa del Mondo di ski cross 2025-2026, il campione olimpico si è preso la sua terza vittoria stagionale nel circuito, quella che forse vale più delle altre perché arrivata a ridosso di un torto subìto, a nemmeno ventiquattr’ore di distanza, e con la freddezza chirurgica di chi trasforma la rabbia in traiettoria perfetta. La sua, va detto, è stata una rimonta interiore prima ancora che fisica: reduce dall’eliminazione prematura di gara-1, causata da una manovra scorretta del francese Youri Duplessis-Kergomard (un pugno vero e proprio, hanno sussurrato alcuni addetti ai lavori, anche se il referto ufficiale ha parlato di contatto irregolare), Deromedis ha dovuto digerire l’amaro del mancato ripescaggio senza lasciare traccia di frustrazione nel giorno decisivo.

Un duello da manuale tra sorpassi e controsorpassi

La finale di domenica ha regalato agli spettatori uno degli head-to-head più intensi dell’intera annata, un continuo ribaltamento di fronti che ha visto protagonisti proprio l’azzurro e il fuoriclasse canadese Reece Howden. I due si sono scambiati la leadership della manche almeno tre volte, un susseguirsi di attacchi e risposte che ha messo in luce la tenacia psicologica di Deromedi, il quale ha atteso il momento giusto per piazzare l’allungo decisivo sul filo di lana. Il fotofinish ha confermato la vittoria dell’italiano per due dita, una frazione irrisoria che impreziosisce ulteriormente il bottino personale di un inverno già memorabile: l’oro olimpico sulla pista di Livigno (Milano-Cortina 2026) resterà il punto più alto, ma questo terzo successo in Coppa del Mondo ne certifica la continuità di rendimento, al di là dell’evento a cinque cerchi.

Il podio azzurro si allarga: Zorzi terzo per la seconda volta

Non è stata però soltanto la serata del campione olimpico, perché l’Italia dello ski cross ha potuto festeggiare un altro piazzamento di rilievo con Edoardo Zorzi. Il compagno di squadra ha chiuso in terza posizione, agganciando così il secondo podio in carriera nel massimo circuito mondiale. Un risultato che, a suo modo, parla della crescita complessiva di un gruppo capace di piazzare due atleti sul podio nell’ultima gara stagionale, un lusso che pochi paesi possono permettersi. Zorzi, va ricordato, ha costruito la sua rimonta con pazienza, sfruttando gli errori altrui e mantenendo una linea pulita nei momenti di maggiore caos della batteria.

Il peso del “quasi” e la lezione della vigilia

La vittoria di Deromedis assume i contorni di una piccola rivalsa personale, se si considera quanto accaduto nella gara precedente. Sabato, infatti, il campione olimpico era stato escluso già ai quarti di finale a causa del contatto con Duplessis-Kergomard, una scorrettezza che gli è costata cara in termini di classifica di tappa ma che non ne ha scalfito la concentrazione. L’assenza di un ripescaggio, peraltro, aveva alimentato qualche mugugno tra i tecnici azzurri, i quali però hanno scelto di non alimentare polemiche pubbliche, preferendo canalizzare le energie sull’ultima prova. È una scelta che ha pagato, e come. Perché il Deromedis visto domenica era un atleta diverso da quello della vigilia: più lucido, più cattivo nei momenti che contano, capace di gestire la pressione di una partenza in seconda fila e di ribaltare gli equilibri con un sorpasso al limite della piena.

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