«Io non vedo un’assistente sociale». La difesa della famiglia del bosco attacca D’Angelo mentre al via le ispezioni al Tribunale dell’Aquila
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Redazione Interno
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La tensione, che da mesi avvolge come una cappa la vicenda giudiziaria della cosiddetta famiglia del bosco, sembra aver trovato un nuovo, preciso epicentro nella figura di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale nominata dal Tribunale dei minorenni. A scagliarsi contro la professionista, con parole di una durezza inusitata persino per un caso che di toni morbidi non ne ha mai avuti, è stato Marco Femminella, uno dei legali che assistono Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. «Veruska D'Angelo? Io non vedo un’assistente sociale. Lei ne ha vista una in giro?», ha esordito il difensore uscendo dal suo studio di Chieti, lasciando intendere, tra le righe di un discorso ben più articolato, come la gestione del caso da parte della professionista abbia ormai superato, ai suoi occhi, i limiti della decenza professionale per trasformarsi in un elemento di intralcio. Femminella ha poi aggiunto, quasi a voler sigillare il concetto, che l’insostenibilità della situazione è ormai amplificata da una sovraesposizione mediatica che non giova a nessuno, men che meno ai minori coinvolti. Un attacco frontale, il suo, che arriva in un momento già incandescente, segnato dall’allontanamento della madre dai tre figli, disposto dieci giorni fa e che ha scatenato un terremoto politico e giudiziario.
Il lavoro degli ispettori e i progetti per la nuova casa
Mentre la polemica sulle figure professionali coinvolte infiamma il dibattito pubblico, nei corridoi del Tribunale per i minorenni dell’Aquila si lavora in un clima di evidente e straordinaria pressione. Da ieri, infatti, quattro ispettori del ministero della Giustizia, giunti a bordo di un’auto scura e subito presi d’assalto dai cronisti, hanno cominciato a esaminare carte e fascicoli. Una missione voluta fortemente dal Guardasigilli Carlo Nordio, che ha chiesto di fare piena luce sulle modalità con cui è stata gestita l’intera pratica e, in particolare, la recente ordinanza di allontanamento della madre. Un’ispezione che, di fatto, ha paralizzato parte dell’attività ordinaria del Tribunale, con diverse udienze rinviate, e che si svolge, come hanno tenuto a sottolineare fonti ministeriali, «nella massima collaborazione e serenità» da parte degli uffici giudiziari, nonostante il clima pesante e le accuse di «letture ideologiche» piovute addosso ai magistrati nei giorni scorsi.
Parallelamente all’avanzare dell’inchiesta amministrativa, procede anche il fronte concreto della riqualificazione abitativa. L’architetta Elisa Sciuto, intervistata nel corso del programma Dentro la Notizia, ha fornito aggiornamenti sul progetto di ristrutturazione della casa di Palmoli, quella che dovrebbe tornare a ospitare l’intera famiglia qualora la giustizia dovesse rivedere le proprie decisioni. La professionista ha spiegato che l’intervento, seguito nei minimi dettagli, punta a realizzare un edificio che rispetti tutte le normative vigenti, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale e all’utilizzo di materiali naturali, coerenti con la filosofia di vita della coppia. Un progetto, questo, che dovrà però fare i conti non solo con i tempi della tecnica, ma anche con quelli, assai più imprevedibili, della burocrazia e della giustizia minorile.
Il nodo centrale, attorno a cui tutto ruota, resta comunque quello dell’affidamento dei minori. La decisione di separare Catherine Birmingham dai figli, portata in una casa famiglia diversa dalla loro, ha rappresentato uno spartiacque. Una mossa che i legali della coppia, Femminella e la collega Danila Solinas, stanno cercando di contrastare con tutti gli strumenti che il codice offre, a partire dal ricorso presentato alla Corte d’Appello per chiedere la sospensiva del provvedimento. Non è un mistero, infatti, che nelle relazioni dei servizi sociali emerga una differenza di valutazione tra i due genitori: se Nathan Trevallion viene descritto come più collaborativo e aperto al confronto con le istituzioni, sulla madre peserebbe un atteggiamento giudicato, da alcune cronache, come più impulsivo e diretto, elemento che potrebbe aver influito sulla drastica misura adottata dal Tribunale.
Intanto, il pressing politico non accenna a diminuire. In una settimana cruciale che culminerà con il referendum costituzionale, la vicenda dei tre bambini di Palmoli è diventata un simbolo, cavalcato da più parti. Dopo le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva parlato di decisioni «figlie di una lettura ideologica», e l’annuncio di una visita di Matteo Salvini, è arrivata anche la notizia, anticipata da alcune agenzie, di un invito rivolto ai genitori Nathan e Catherine da parte del presidente del Senato, Ignazio La Russa, per un incontro a Palazzo Madama. Un’escalation di attenzione istituzionale che, lungi dal placare gli animi, rischia di infiammare ulteriormente un caso in cui il confine tra la tutela dei minori e l’ingerenza politica appare, agli occhi di molti osservatori, sempre più sottile.




