L’ergastolo per Impagnatiello confermato in appello, ma cade la premeditazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alessandro Impagnatiello, il 30enne condannato per l’omicidio di Giulia Tramontano e del loro bambino Thiago, non ancora nato, ha visto confermato l’ergastolo in secondo grado. La Corte d’Assise d’Appello di Milano, pur mantenendo la pena massima, ha tuttavia escluso l’aggravante della premeditazione, sollevando aspre reazioni tra i familiari della vittima.

«Sono soddisfatta che sia caduta la premeditazione», ha dichiarato l’avvocato difensore Giulia Geradini, subito dopo la lettura della sentenza. «Credo fortemente che non ci fossero gli estremi neppure per l’aggravante della crudeltà», ha aggiunto, annunciando che studierà le motivazioni, attese entro il 15 settembre, per valutare eventuali ulteriori passaggi processuali. La difesa, infatti, contesta anche la mancata concessione delle attenuanti generiche, un punto che potrebbe diventare cruciale in caso di ricorso in Cassazione.

Diversa la posizione di Chiara Tramontano, sorella di Giulia, che sui social ha espresso rabbia e sconcerto: «Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si chiama disgusto». Per lei, la decisione dei giudici di escludere la premeditazione è incomprensibile, considerando che Impagnatiello avvelenò la compagna per mesi prima di ucciderla con 37 coltellate, nel maggio di due anni fa, a Senago. «Gli assassini devono stare in cella. Nessuno li vuole liberi, inquinano», ha scritto, sottolineando il dolore per una sentenza che, pur confermando l’ergastolo, ha ridimensionato la gravità delle accuse.

I giudici d’appello hanno mantenuto invece le altre aggravanti: la crudeltà, data la ferocia dell’omicidio, e il rapporto di convivenza, che rende il gesto ancor più odioso. Impagnatiello, in aula, ha ascoltato il verdetto senza reagire, confermando quell’atteggiamento impassibile che ha caratterizzato tutto il processo.

Quello che emerge, al di là delle polemiche, è un quadro giudiziario complesso, dove la valutazione degli elementi processuali – come la premeditazione – può dividere anche i legali più esperti. Mentre la difesa insiste sull’assenza di un piano omicida preordinato, la procura e la famiglia Tramontano vedono nell’avvelenamento progressivo la prova di un’intenzione lucida e calcolata.

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