La Cassazione rinvia per la premeditazione, ma Impagnatiello resta all’ergastolo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono trentasette, le coltellate che hanno strappato via la vita a Giulia Tramontano. Undici di quelle, precisamente, le avrebbe ricevute quando ancora il cuore batteva, e il resto – se così si può dire – a coprire una furia che, per i giudici della Suprema Corte, affonda le sue radici in un lento e calcolato disegno criminale. Quel che più aggrava il quadro, e che ora impone un nuovo giudizio d’appello, non è solo l’orrore dell’istante finale, ma ciò che lo precede: cinque mesi di veleno, somministrato di notte, di nascosto, subito dopo la scoperta della gravidanza. Un pianerottolo di Senago, un bambino che si chiamava Thiago, e un ex barman dell’Armani Café di via Manzoni, Alessandro Impagnatiello, che già sconta l’ergastolo con tre mesi di isolamento diurno.

L’errore dei giudici di secondo grado e il ricorso della procura

La Corte d’Assise d’Appello di Milano, nel confermare la pena massima lo scorso giugno, aveva però cancellato l’aggravante della premeditazione. Una scelta, quella, motivata dall’assenza di prove certe – secondo i giudici milanesi – che la decisione di uccidere fosse stata maturata prima del 27 maggio 2023. La procura di Milano, guidata da Marcello Viola, non ci sta e presenta ricorso in Cassazione. I supremi giudici, con una sentenza depositata nelle scorse ore, danno loro ragione: la premeditazione c’è, eccome. E va riconosciuta. Non solo per i mesi di somministrazione di veleno (un arsenico trovato poi nei reperti biologici), ma per la lucidità con cui Impagnatiello ha organizzato l’eliminazione della compagna incinta, nascondendo il nel garage e inscenando una scomparsa volontaria.

Un nuovo processo, ma la pena non cambierà

Si tratterà, dunque, di un processo d’appello “bis”, ma limitato a un solo capo d’imputazione: la sussistenza o meno della premeditazione. Niente più. I giudici della Cassazione sono stati chiari nel dispositivo: l’ergastolo è già stato confermato due volte, e l’aggiunta dell’aggravante non modifica il massimo edittale. La pena, di fatto, resterà l’ergastolo. Quel che cambia, semmai, è il titolo del reato e la cornice giuridica che lo sorregge: un omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà (per le coltellate inferte a bimbo ancora in grembo) e dai futili motivi – il movente è la volontà di liberarsi della compagna per continuare la relazione con un’altra donna. La famiglia della vittima, attraverso i propri legali, ha parlato di “gelo interiore” dell’imputato, senza aggiungere altro.

I tempi del nuovo giudizio e la riforma Cartabia

La corte d’assise d’appello di Milano dovrà quindi riunirsi, ascoltare di nuovo le parti, valutare le stesse prove già in atti – dalle chat ai rilevamenti tossicologici, dalle dichiarazioni dei testimoni alla ricostruzione dei movimenti nei cinque mesi antecedenti il delitto. Un passaggio formale, per alcuni versi tecnico, ma non privo di implicazioni: perché riconoscere la premeditazione significa inchiodare Impagnatiello a un piano studiato nei dettagli, privo di quei “moti d’ira” che talvolta spiegano – senza giustificare – la violenza improvvisa. Intanto, un altro caso di cronaca – parallelo e distante – ha visto un kosovaro accusato di omicidio patteggiare 26 anni, rinunciando al secondo grado dopo l’entrata in vigore della riforma Cartabia. Un’opzione che Impagnatiello, vista la sua posizione processuale, non ha mai preso in considerazione.

Perché la Cassazione ha ribaltato l’appello

La motivazione dei supremi giudici, destinata a essere depositata nei prossimi novanta giorni, si baserà su un principio di diritto ben noto: la premeditazione non richiede necessariamente un lungo lasso di tempo, né un “piano scritto”. Può desumersi da comportamenti reiterati, dalla durata e dalla modalità dell’azione. Nel caso di Giulia Tramontano, avvelenata per mesi con dosi crescenti di un composto a base di arsenico, il dolo è sorto ben prima delle trentasette coltellate. La notte in cui l’ex barman mescola il veleno al bicchiere d’acqua – mentre lei dorme e lui sa di aspettare un figlio – è la stessa notte in cui diventa, per la legge, un assassino premeditato. E ora, anche se l’ergastolo resterà invariato, quel giudizio mancato dovrà essere “sanato”.

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