Ubisoft chiede ai giocatori di distruggere le copie dei giochi: la polemica si riaccende
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre la petizione Stop Killing Games supera il milione di firme e si appresta a essere esaminata dalla Commissione europea, Ubisoft aggiorna il suo contratto di licenza con una clausola che ha scatenato polemiche: in alcuni casi, gli utenti sono tenuti a "distruggere" le copie fisiche o digitali dei titoli in loro possesso. Una richiesta che, sebbene inserita in un contesto legale specifico, appare come una risposta provocatoria alle pressioni per la preservazione dei giochi abbandonati.
L’iniziativa Stop Killing Games, nata in seguito alla decisione di Electronic Arts di chiudere i server di Anthem entro sei mesi, ha raccolto oltre 1,2 milioni di adesioni, superando la soglia necessaria per obbligare Bruxelles a valutare una legislazione sul tema. L’obiettivo è chiaro: impedire che i giochi online diventino inaccessibili una volta terminato il supporto delle aziende. Una battaglia che tocca da vicino Ubisoft, già al centro delle critiche per aver reso inutilizzabile The Crew lo scorso anno, proprio a causa della dipendenza dai server.
L’aggiornamento dell’EULA (End User License Agreement) della compagnia francese, tuttavia, sembra andare nella direzione opposta. Il testo, infatti, stabilisce che, in determinate circostanze – come la revoca della licenza o la cessazione del servizio – l’utente debba "eliminare o distruggere" ogni copia del gioco. Se da un lato si tratta di una formalità legale, comune in molti contratti digitali, dall’altro la formulazione ha suscitato perplessità, alimentando il sospetto che si tratti di una mossa per scoraggiare la conservazione dei titoli dismessi.
La questione solleva interrogativi più ampi sul diritto alla proprietà digitale. Se è vero che i giocatori acquistano spesso una licenza d’uso e non il prodotto stesso, è altrettanto vero che la richiesta di distruggere copie fisiche – magari custodite da anni – suona come un’imposizione eccessiva. Senza contare che, in assenza di server attivi, molti giochi diventano comunque inutilizzabili, rendendo la clausola poco più che simbolica.




