Zelenskyj ad Ankara rafforza la leadership ucraina con i Patriot
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Redazione Esteri
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La resistenza ucraina ha riportato Volodymyr Zelenskyj al centro della scena internazionale durante il vertice di Ankara, dove il presidente ucraino ha ricevuto nuove attestazioni sulla sua capacità di leadership nella guerra contro la Russia. L’incontro con Donald Trump, avvenuto in un momento segnato da ulteriori tensioni tra il presidente statunitense e i Paesi europei, ha evidenziato il ruolo di Zelenskyj nella gestione della difesa e del contrattacco di Kiev. Dall’appuntamento è emersa anche la decisione di concedere la licenza per produrre in Ucraina i missili Patriot, una richiesta considerata strategica dal governo ucraino.
Patriot “Made in Ukraine”, l’annuncio di Zelenskyj sulla produzione dei missili
Durante le celebrazioni per la Giornata della statualità ucraina, Volodymyr Zelenskyj ha dichiarato che presto potrebbero arrivare missili Patriot “Made in Ukraine”. Il presidente ucraino ha spiegato che il Paese si sta avvicinando alla possibilità di produrre questi sistemi e che l’accordo rappresenterebbe un risultato storico per Kiev. Secondo quanto dichiarato da Zelenskyj, l’Ucraina potrebbe diventare il terzo Stato nella storia ad avere questo tipo di accordo e questa possibilità produttiva, ringraziando il presidente degli Stati Uniti per una decisione politica che, nelle sue parole, contribuirà a salvare migliaia di vite.
La produzione dei Patriot direttamente in Ucraina si inserisce nella richiesta di rafforzare la difesa aerea del Paese, considerata uno degli elementi centrali del conflitto. Zelenskyj ha inoltre collegato il nuovo accordo alla necessità di costruire uno scudo antimissilistico insieme all’Europa. L’obiettivo indicato nelle dichiarazioni del presidente ucraino riguarda quindi un rafforzamento delle capacità di protezione contro le minacce provenienti dagli attacchi missilistici e dai droni, attraverso una maggiore autonomia nella produzione dei sistemi di difesa.
La difesa aerea ucraina e la pressione dei missili russi
La difesa aerea ucraina resta uno dei principali strumenti utilizzati da Kiev, ma i dati sugli attacchi mostrano una crescente difficoltà nel contrastare alcune tipologie di armi russe. Durante la notte tra l’1 e il 2 giugno 2026, in un attacco record con 729 vettori, l’Ucraina ha intercettato 11 dei 41 missili balistici e ipersonici lanciati, mentre il tasso di abbattimento dei droni è rimasto superiore al 91%. Il dato complessivo dell’88% di intercettazioni comunicato ufficialmente comprende quindi una situazione diversa per quanto riguarda i missili più difficili da fermare.
Nello stesso attacco, trenta missili hanno superato le difese ucraine, compresi tutti gli otto Zircon utilizzati contro obiettivi terrestri. Il quadro evidenzia il ruolo centrale dei sistemi come i Patriot nella protezione del territorio ucraino e nella ricerca di strumenti più efficaci contro le nuove modalità di guerra. La difficoltà nel fermare missili balistici e ipersonici rende la difesa aerea uno degli aspetti principali nelle strategie di sicurezza richieste da Kiev.
L’appello dell’ambasciatore ucraino all’Italia sulla protezione comune
Il tema della difesa contro missili e droni è stato affrontato anche dall’ambasciatore dell’Ucraina in Italia Igor Brusylo, che ha sottolineato la necessità di una protezione comune dalle nuove minacce. In un’intervista, l’ambasciatore ha spiegato che i cambiamenti nel modo di combattere le guerre richiedono anche un cambiamento nei sistemi di difesa. Secondo Brusylo, la questione non riguarda soltanto il confronto con la Russia, ma la capacità di proteggersi da possibili minacce legate all’impiego di droni.
L’ambasciatore ha citato l’esempio dei droni Shahed prodotti dai russi, indicando il loro costo e la possibilità di un utilizzo su larga scala. Secondo le sue parole, un attacco coordinato con centinaia di droni potrebbe rappresentare una sfida per la sicurezza e richiedere sistemi di protezione adeguati. Il richiamo rivolto all’Italia riguarda quindi la collaborazione per sviluppare una difesa comune contro missili e droni, in un contesto in cui le tecnologie militari stanno modificando le modalità degli attacchi.




