Vertice Nato ad Ankara, Trump apre a garanzie per l’Ucraina e ai Patriot: la giornata decisiva del Consiglio Atlantico
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La seconda e ultima giornata del vertice Nato nella capitale turca si annuncia come il momento clou dell’intero summit, dopo la cena di gala che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha offerto ai leader dell’Alleanza nella serata di ieri. È proprio ad Ankara che si gioca una partita delicata per gli equilibri interni all’Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, con l'unica sessione di lavoro dei capi di Stato e di governo che prenderà il via dopo le consuete dichiarazioni del segretario generale Mark Rutte e dei vari rappresentanti nazionali all'arrivo.
La cerimonia ufficiale di benvenuto, la foto di famiglia e la riunione del Consiglio Atlantico, in programma alle 11.15 locali (le 10.25 in Italia), rappresentano il rituale diplomatico che fa da preludio ai faccia a faccia più attesi, a cominciare da quello tra il presidente americano Donald Trump e il leader ucraino Volodymyr Zelensky.
L’asse Trump-Zelensky e la svolta sui Patriot
Proprio al termine della prima giornata di lavori, Trump ha compiuto una mossa che ha scosso le cancellerie europee, annunciando a sorpresa, con Zelensky al suo fianco, la disponibilità a concedere all’Ucraina la licenza per produrre in proprio i sistemi missilistici Patriot. «Un uccellino mi ha detto che parleremo di concedere all’Ucraina il diritto di produrre i Patriot – ha dichiarato il presidente americano, con il consueto tono diretto e tagliente – Mostreremo come si fanno, così non potrete lamentarvi che non ve ne diamo abbastanza».
Una frase che suona come un’apertura significativa, sebbene incapsulata in quella che è ormai la cifra stilistica dell’inquilino della Casa Bianca, e che potrebbe ridefinire i termini del supporto militare a Kiev, spostando l’asse dalla fornitura diretta di materiale bellico a una logica di produzione congiunta o su licenza. Zelensky, dal canto suo, ha ascoltato senza replicare ma con un cenno del capo che lascia intendere come la questione fosse già sul tavolo da settimane, anche se mai emersa in pubblico con questa chiarezza.
L’offerta di garanzie e la pressione su Mosca
A margine del vertice, rispondendo alle domande dei cronisti, Trump ha poi ribadito che gli Stati Uniti sono pronti a offrire garanzie di sicurezza all'Ucraina, con l'obiettivo dichiarato di «contribuire a salvare vite umane». Una dichiarazione che arriva in un momento di forte tensione sul campo, con le forze di Kiev che negli ultimi giorni hanno intensificato gli attacchi in profondità contro obiettivi nella regione di Mosca, azioni che lo stesso presidente americano ha definito come «un’escalation», pur riconoscendo che «potrebbero contribuire a mettere fine alla guerra».
Alla domanda se Washington sia pronta a imporre nuove sanzioni alla Russia, Trump ha risposto in modo piuttosto cauto, affermando che sul presidente Vladimir Putin c'è «molta pressione» e che non ritiene che «gli piaccia quello che sta succedendo». Un messaggio a doppio taglio, che da un lato non chiude la porta a ulteriori misure restrittive ma dall’altro sembra lasciare spazio a una trattativa, magari celata, tra i due leader.
Il nodo F-35 e il piano su Iran secondo Axios
Mentre i riflettori sono puntati sul bilaterale tra Trump e Zelensky, un’altra notizia, destinata probabilmente a tenere banco nelle prossime ore, riguarda il fronte mediorientale. Secondo quanto riportato dal sito Axios, che cita un funzionario americano, il presidente Trump avrebbe approvato il piano di attacco contro l'Iran e ne avrebbe ordinato l'esecuzione proprio mentre si trovava ad Ankara per il summit.
La fonte sostiene che Trump abbia tenuto una riunione nella capitale turca con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il capo degli stati maggiori congiunti, generale Dan Caine. Un’intelligence operativa che, se confermata, getterebbe un’ombra lunga sull’intero vertice, spostando l’attenzione su un’area geografica che già di per sé rappresenta un punto caldo per la sicurezza globale.
E proprio sul tema della difesa aerea e delle forniture militari, si inserisce il discorso degli F-35, il cui nodo legato alla Turchia resta ancora irrisolto, con Ankara che continua a premere per il rientro nel programma Joint Strike Fighter dopo l’esclusione avvenuta ai tempi dell’acquisto del sistema russo S-400. Hegseth, che oggi si trova in Israele, potrebbe portare avanti un doppio binario negoziale, cercando di ricucire lo strappo con Erdogan senza però indebolire la posizione di Gerusalemme.
Le dinamiche interne e il fattore Meloni
Tra i momenti meno formali ma non per questo meno seguiti, c’è stato anche il breve scambio tra Trump e la premier italiana Giorgia Meloni, con il presidente americano che ha commentato davanti ai giornalisti: «La premier italiana mi piace, ma per noi non c'è stata». Un’uscita che, nella sua cripticità, ha alimentato le interpretazioni dei cronisti presenti in sala, i quali hanno letto la frase come un tentativo di smorzare eventuali attese su un bilaterale che non c’è stato, pur riconoscendo un rapporto personale positivo.
La dinamica, in realtà, riflette le complesse alchimie interne all’Alleanza, dove i rapporti bilaterali spesso si intrecciano con le agende nazionali e le scelte di politica estera di ciascun paese. Meloni, arrivata ad Ankara con l'obiettivo di tenere alta la posizione italiana sul fianco sud e sulla gestione dei flussi migratori, ha dovuto fare i conti con un'agenda dominata quasi esclusivamente dal conflitto ucraino e dalla minaccia iraniana, due dossier sui quali Roma può giocare un ruolo di cerniera ma senza la forza di traino che appartiene invece a Washington.
La riunione del Consiglio Atlantico, che si terrà tra poche ore, servirà proprio a mettere ordine tra queste priorità, cercando di trovare un linguaggio comune su garanzie di sicurezza, produzione industriale della difesa e risposta alle provocazioni di Teheran.
La presenza di Rutte, al suo primo vertice da segretario generale, aggiunge un ulteriore elemento di novità, con i trentadue paesi membri chiamati a confrontarsi su una bozza di dichiarazione finale che dovrà tenere insieme le esigenze di chi vuole un approccio più duro contro Mosca e chi, invece, spinge per un cessate il fuoco immediato, magari sulla scia dell'iniziativa turca che già in passato ha ospitato i primi negoziati tra Russia e Ucraina.
Il vertice di Ankara, insomma, si conferma come uno snodo cruciale per il futuro dell'architettura di sicurezza europea, con tutti i nodi che, alla fine della giornata, dovranno venire al pettine.




