giorno della Memoria, al Quirinale Mattarella e Meloni ricordano le vittime della Shoah

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella ricorrenza internazionale del 27 gennaio, dedicata al ricordo dell’Olocausto, le istituzioni italiane hanno reso omaggio, come di consueto, alle vittime dello sterminio nazista. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al Quirinale in una cerimonia con il capo dello Stato Sergio Mattarella, ha dichiarato che è necessario «condanniamo la complicità del regime fascista nelle persecuzioni», sottolineando come la data, che pure è dedicata alla commemorazione, non debba ridursi a un mero rituale ma trasformarsi in un’occasione di riflessione profonda e di assunzione di responsabilità. Perché ricordare, ha aggiunto, è una forma di resistenza contro l’oblio e un monito per il futuro, affinché si possano tramandare valori fondamentali come la tolleranza e il rispetto. La Shoah, definita da Meloni la più grande tragedia del Novecento, fu causata, come è noto, da un odio cieco e barbaro verso il popolo ebraico, un odio che trovò terreno fertile anche nel nostro Paese.

Le iniziative nel Paese e il ricordo del rastrellamento di Roma

Eventi e commemorazioni, infatti, si sono svolti in tutta Italia, dalla deposizione delle corone sulle pietre d’inciampo – quei piccoli sanpietrini d’ottone che ricordano le vittime davanti alle loro ultime abitazioni – alle cerimonie istituzionali. A Roma, in particolare, il quartiere ebraico ha ricordato il tragico rastrellamento del 16 ottobre 1943, quando centinaia di concittadini ebrei furono catturati dalle truppe della Germania nazista, che allora occupava la città, con la collaborazione attiva della Repubblica Sociale Italiana. In Largo 16 ottobre, cuore di quell’area storica, autorità civili e religiose si sono radunate per deporre una corona di fiori sotto la lapide che commemora l’accaduto, un gesto sobrio e carico di significato per non dimenticare chi fu strappato dalla propria casa per essere deportato verso i campi di sterminio.

I segni del ricordo nelle istituzioni e le storie individuali

Anche il Senato della Repubblica ha voluto manifestare pubblicamente il suo tributo, tenendo le bandiere a mezz’asta per l’intera giornata e illuminando di giallo la facciata di Palazzo Madama. Questi simboli, visibili a tutti, servono a mantenere viva l’attenzione su una pagina di storia che, pur lontana nel tempo, continua a interrogarci sulle derive possibili delle società umane. Accanto alla memoria collettiva, però, permangono le storie individuali, come quella di Carolina Tedesco, la maestra genovese che fu condannata al lager: vicende personali che danno volto e nome all’immane tragedia e che ne rendono più tangibile, se possibile, la portata.

Il valore della trasmissione della memoria

La sfida, come emerso dalle parole delle alte cariche dello Stato, consiste proprio nel fare in modo che la memoria non si esaurisca in un giorno, per quanto intensamente vissuto. Diventa cruciale, allora, il lavoro quotidiano di educazione e di narrazione, affinché le nuove generazioni, che non hanno conoscito direttamente i testimoni, possano ugualmente comprendere la gravità di quanto accaduto e trarne insegnamento. La complicità del regime fascista, oggi apertamente riconosciuta e condannata ai massimi livelli, è un tassello essenziale di questa riflessione, che riguarda da vicino la storia nazionale e impone di guardare in faccia, senza reticenze, le responsabilità del passato.

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