L'alleanza da 500 miliardi di Nvidia con Wall Street e il rischio nascosto dello Stretto di Hormuz
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Redazione Economia
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La maxi-operazione annunciata da Nvidia, che ha riunito sei dei maggiori colossi finanziari statunitensi per mobilitare oltre 500 miliardi di dollari di capitale destinato alle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, rappresenta una delle mosse più audaci mai tentate nel settore tecnologico.
L'obiettivo dichiarato, come ha sottolineato il ceo Jensen Huang, è quello di trasformare la potenza di calcolo, il cosiddetto "compute", in una vera e propria classe di investimento, al pari di un immobile o di un'obbligazione, che sia in grado di generare ricavi in modo autonomo e duraturo. Tuttavia, mentre il titolo Nvidia mostrava segnali di recupero nelle contrattazioni pre-market, l'intero mercato azionario americano, con i futures sull'S&P 500 e sul Nasdaq 100, rimaneva in una condizione di attesa e cautela.
A pesare sul sentiment degli investitori, infatti, non erano solo i dettagli ancora da definire del patto con Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR, ma anche le crescenti tensioni geopolitiche legate alla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, il cui esito incerto minaccia di far impennare nuovamente i prezzi del petrolio e di alimentare l'inflazione.
L'alleanza per l'AI: un nuovo paradigma per il "compute"
L'accordo, che si basa su memorandum d'intesa firmati con i sei giganti di Wall Street, si propone di creare piattaforme di finanziamento dedicate per i clienti di Nvidia, includendo provider cloud, laboratori di IA all'avanguardia e grandi imprese.
L'idea centrale, come spiegato da Huang in un'intervista a CNBC e in un post sul suo profilo X, è che l'infrastruttura per l'IA non debba più essere considerata un semplice hardware soggetto a rapida obsolescenza, bensì un bene produttivo in grado di generare ricavi nel tempo, paragonabile a un'impianto energetico o a una rete di telecomunicazioni.
"In AI, compute is revenue", ha affermato il ceo, sostenendo che i chip e i sistemi Nvidia sono ormai beni "fungibili, flessibili e di lunga durata" che possono garantire un rendimento agli investitori.
I vertici delle società finanziarie coinvolte, da Larry Fink di BlackRock a David Solomon di Goldman Sachs, hanno partecipato a una rara intervista congiunta per sostenere l'iniziativa, definendola l'inizio di una nuova era di ingegneria finanziaria e sottolineando l'urgenza di raccogliere capitali per mantenere gli Stati Uniti leader nel settore.
La reazione del mercato e i dubbi sul "circular deal"
Nonostante la portata epocale dell'annuncio, il titolo Nvidia ha chiuso la seduta di lunedì 10 agosto con una flessione del 2,86%, attestandosi a 217,55 dollari, dopo aver toccato un minimo intraday di 216,77 dollari. Questa reazione, apparentemente contraddittoria, riflette i timori degli investitori riguardo alla natura del finanziamento, che alcuni hanno definito un "circular deal".
Il dubbio è che il capitale raccolto da Nvidia con l'aiuto di Wall Street possa finire per alimentare artificialmente la domanda, creando un giro di credito che torna all'azienda sotto forma di acquisto di chip, senza che vi sia una reale e sostenibile domanda finale da parte dei clienti.
La cifra di 500 miliardi, inoltre, rappresenta un obiettivo a lungo termine e non un capitale già raccolto, mentre i dettagli operativi, come la suddivisione tra debito e capitale proprio, le garanzie richieste e le tempistiche di realizzazione, non sono ancora stati resi noti.
Il rischio Hormuz: petrolio e inflazione tengono in scacco i mercati
In questo scenario di incertezza sui fondamentali del settore tech, il contesto macroeconomico globale aggiunge ulteriori elementi di complessità. L'attenzione dei mercati è infatti focalizzata anche sulle dinamiche del prezzo del petrolio, dopo che l'Iran ha dichiarato che la riapertura completa dello Stretto di Hormuz è subordinata al soddisfacimento di una serie di richieste nei confronti degli Stati Uniti, tra cui la revoca di sanzioni e la fine delle minacce militari.
La possibilità che lo stallo si protragga mantiene alta la tensione sui prezzi energetici, un fattore che rischia di riaccendere l'inflazione e di complicare le scelte di politica monetaria della Federal Reserve, proprio mentre il mercato del lavoro mostra segnali di raffreddamento.
Questa duplice pressione, rappresentata dal costo del denaro e dall'incertezza geopolitica, ha frenato i futures sugli indici americani, che hanno oscillato intorno alla parità, in attesa di dati chiave come l'indice dei prezzi al consumo di luglio, atteso per mercoledì, che potrebbe fornire nuovi indizi sulla direzione dei tassi d'interesse.
La sfida di Nvidia tra ambizione e realtà
La mossa di Nvidia, sebbene ambiziosa e potenzialmente rivoluzionaria nel modo di finanziare l'infrastruttura tecnologica, si trova quindi a dover fare i conti con una realtà di mercato complessa e con lo scetticismo degli analisti. Da un lato, l'azienda cerca di risolvere il problema dell'accesso al capitale per i propri clienti, come dimostrano le precedenti trattative per sostenere finanziariamente OpenAI nello sviluppo di enormi data center.
Dall'altro, deve dimostrare che la domanda di potenza di calcolo per l'IA non è un fenomeno effimero o gonfiato da operazioni finanziarie circolari, ma un trend solido e sostenuto da reali esigenze di mercato. Il vero banco di prova per questa strategia, e per la tenuta del titolo, saranno i risultati del secondo trimestre fiscale, in programma per il 26 agosto, che offriranno un quadro più chiaro della capacità di Nvidia di trasformare la sua leadership tecnologica in una crescita redditizia e non solo in un gigantesco castello di carte finanziario.
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