Femminicidio a Ferrara, il marito chiama il 118 ma poi si chiude nel silenzio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il corpo esanime di una donna riverso ai piedi del letto matrimonale, un coltello da cucina abbandonato accanto a lei. Questa la scena che si è presentata agli operatori del 118, intervenuti nella notte in un appartamento del quartiere Barco, alla periferia di Ferrara.

A lanciare l'allarme, poco prima delle quattro, era stato il coniuge della vittima, un uomo di cinquantadue anni; la telefonata, partita da una palazzina popolare al civico 25 di via Gatti Casazza, lasciava inizialmente intendere un generico bisogno di soccorso, senza preparare chi sarebbe giunto sul posto all'orrore che lo avrebbe atteso. I sanitari, una volta varcata la soglia, hanno potuto soltanto constatare il decesso della donna, Samanta Zironi, cinquant'anni, colpita con violenza al torace.

La chiamata ai soccorsi e il silenzio davanti al pm

A tradire la dinamica dell'accaduto, almeno nelle primissime battute seguite alla scoperta, è stata la versione fornita dallo stesso coniuge, Vladimiro Lombardi, il quale avrebbe raccontato di aver trovato la moglie già in quelle condizioni, ipotizzando forse un gesto estremo. Una tesi, quest'ultima, che non ha retto nemmeno pochi minuti di fronte ai rilievi della Scientifica.

La mattina successiva al ritrovamento, l'uomo – trasferito in questura – ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, chiudendosi in un silenzio totale di fronte alle domande del pubblico ministero Ombretta Volta. La sua posizione si è così aggravata, portando le forze dell'ordine a notificargli un fermo di indiziato di delitto; al termine degli accertamenti, l'uomo è stato accompagnato in carcere in attesa dell'udienza di convalida, prevista nei prossimi giorni.

Litigi continui e interventi delle forze dell'ordine

La coppia, che risiedeva in quell'alloggio popolare da anni, era nota ai residenti della palazzina per le frequenti e accese discussioni, a tal punto che diverse testimonianze raccontano di liti avvenute anche a ridosso dell'omicidio, in particolare intorno a mezzogiorno del giorno prima. Non risultano, al momento, denunce formali presentate dalla donna per maltrattamenti, ma gli inquirenti stanno verificando la presenza di precedenti interventi delle forze dell'ordine finalizzati a riportare la calma all'interno delle mura domestiche.

Una vicina di casa, Gloria Grandi, la quale abita al quinto piano dello stesso stabile, ha raccontato di avere più volte esortato Samanta a lasciare quell'uomo e a tornare dalla propria madre; un consiglio, quello della vicina, che la vittima aveva accolto con la promessa, mai mantenuta, di sporgere denuncia alla prossima occasione.

La vita privata e i precedenti giudiziari del magistrato

L'analisi dei profili personali dei coniugi rivela una realtà fatta di fragilità socio-economiche: lui era impiegato come lavoratore nel petrolchimico, mentre lei si dedicava alla cura della casa. Nonostante le difficoltà, i due erano conosciuti nel quartiere anche per il loro impegno come volontari durante le feste di quartiere, un aspetto che stride violentemente con la dinamica dell'omicidio.

Per quanto concerne l'inchiesta, il pm Ombretta Volta – che già in passato, tre anni fa, aveva condotto un procedimento per un altro grave omicidio familiare a Ferrara (caso in cui era stata richiesta una condanna per un uomo accusato di aver soffocato la madre) – sta ora coordinando gli accertamenti per chiarire il movente e ricostruire gli ultimi minuti di vita della donna.

L'arma del delitto, un coltello da cucina, è stata sequestrata e si attende l'esito degli esami autoptici per confermare la natura letale del singolo colpo inferto al torace.

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