Guerrieri – La regola dell’equilibrio, il finale di stagione tra il caso Quintavalle e le nuove geometrie sentimentali di Guido
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Si avvia alla conclusione il percorso dell’avvocato Guido Guerrieri, il legal drama che ha tenuto incollati al teleschermo i fedelissimi di Rai 1 per quattro lunedì consecutivi, trasformando la Puglia – e Bari in particolare – non solo in set cinematografico ma quasi in un co-protagonista silenzioso e magnetico. Dopo la terza puntata andata in onda, l’appuntamento che chiude la prima stagione è fissato per lunedì 30 marzo, e le anticipazioni parlano di un ultimo episodio che cambia registro rispetto ai precedenti, abbandonando in parte la logica del colpo di scena per abbracciare un tono più riflessivo, quasi intimo, dove l’avvocato interpretato da Alessandro Gassmann viene messo di fronte a ciò che davvero conta. E se la serie, tratta con fedeltà creativa dai romanzi di Gianrico Carofiglio, ha costruito la sua fortuna su un perfetto equilibrio tra indagini giudiziarie e introspezione psicologica, è proprio in questo finale che la bilancia sembra pendere decisamente dalla parte del privato, laddove le tensioni accumulate diventano materia per bilanci esistenziali e scelte definitive.
Il nodo di Quintavalle e la giustizia che non ha fretta
A tenere banco nella quarta e ultima puntata, intitolata come la serie stessa – “La regola dell’equilibrio” – sarà il caso di Quintavalle, il maestro di boxe che per Guerrieri non è solo un allenatore ma una figura amica, forse uno degli ultimi legami veri con una vita che l’avvocato fatica a lasciarsi alle spalle. È la sua vicenda giudiziaria a imporsi nel cuore della narrazione: Quintavalle attende una sentenza in Cassazione, e in quell’attesa si riflette uno dei nodi più dolorosi del sistema giudiziario, quello di una giustizia talvolta talmente lenta da mettere in discussione la propria essenza di giustizia appunto. Per Guerrieri, abituato a muoversi con abilità dialettica tra le aule del Tribunale di Bari – quello vero, situato in piazza Enrico De Nicola, che ha fatto da sfondo alle riprese – la difesa del suo maestro diventa un’occasione per misurarsi con le contraddizioni del suo stesso mestiere. Non si tratta più di ottenere l’assoluzione per un assistito qualunque, ma di salvare qualcuno che ha contribuito a formarlo, e il percorso processuale si intreccia in modo inestricabile con la sfera personale, in un cortocircuito emotivo che l’avvocato, nonostante la sua proverbiale razionalità, non può più ignorare.
Margherita, la nuova inquilina e il desiderio che riaccende la luce
E se il lavoro mette a dura prova le sue certezze professionali, è nella sfera affettiva che il finale promette di scardinare l’equilibrio – precario – di Guido. A fare breccia nella sua solitudine, in questo ultimo appuntamento, sarà Margherita, la nuova inquilina del palazzo, una violoncellista dal carattere gentile e sognante che già negli episodi precedenti aveva suscitato una timida complicità nel protagonista. Con lei, al di là di qualche idiosincrasia che fa da contrappunto ironico, Guerrieri scopre di condividere una sintonia sottile, un’intesa che dopo tanto tempo riaccende in lui il desiderio di una relazione più profonda, spostando l’ago della bilancia lontano dai fantasmi di un matrimonio con Sara ormai finito ma mai del tutto metabolizzato. È l’avvio di una possibilità, l’apertura di un capitolo che la serie lascia intendere come un nuovo inizio, mentre sullo sfondo rimane la città di Bari, percorsa in lungo e in largo dal protagonista spesso in sella alla sua bicicletta, a restituire allo spettatore l’immagine di un uomo che cerca di ritrovare il proprio baricentro tra i vicoli della città vecchia e le piazze illuminate del lungomare.
Bari e la conferma della seconda stagione: un legame destinato a durare
Proprio mentre il sipario si abbassa sulla prima stagione, la conferma che il pubblico attendeva è arrivata direttamente dalla viva voce di Alessandro Gassmann, ospite nelle scorse settimane al Bif&st, il festival internazionale del cinema di Bari. Accolto da applausi scroscianti in sala, dove era presente anche il regista Gianluca Maria Tavarelli per la proiezione della terza puntata, l’attore ha annunciato che la serie avrà una seconda stagione, con le riprese che prenderanno il via tra settembre e ottobre, ancora una volta nel capoluogo pugliese. Un annuncio accolto con entusiasmo dalla città, rappresentata in quella occasione dal presidente della Regione Puglia e dal sindaco di Bari, a testimonianza di quanto il legame tra la fiction e il territorio sia diventato simbiotico: Bari, che durante la lavorazione aveva già stupito per la sua capacità di farsi set diffuso, tornerà a essere lo scenario privilegiato delle nuove vicende dell’avvocato, con i suoi luoghi iconici – dal tribunale ai vicoli di Bari Vecchia, fino al lungomare San Girolamo dove è stato ricostruito il Chelsea, il locale gestito dall’amica Nadia – destinati a tornare protagonisti.
Una squadra di fedelissimi per un finale che tira le fila
Nell’ultimo episodio, accanto a Guerrieri non mancheranno i volti consueti della sua squadra, quella che nelle intenzioni degli autori rappresenta per il protagonista una sorta di seconda famiglia: l’ispettore di polizia Carmelo Tancredi, interpretato da Michele Venitucci, alleato prezioso e amico leale; Annapaola, ex cronista di nera diventata investigatrice privata, a cui Ivana Lotito presta il suo volto determinato; e poi la praticante Consuelo e il geniale stagista Toni, insieme a Nadia, la gestrice del Chelsea il cui passato da escort si intreccia ancora con le vicende del gruppo. È il meccanismo corale che ha funzionato per tutta la serie, quello che permette di alternare le aule processuali ai momenti di leggerezza, e che nel finale troverà il suo compimento. L’appuntamento di lunedì 30 marzo su Rai 1 servirà quindi a tirare le fila non solo dei casi giudiziari – dal mistero della scomparsa di Manuela all’accusa di corruzione che aveva travolto il giudice Larocca – ma anche delle tensioni personali che hanno attraversato la vita di Guido, lasciandolo alla vigilia di una nuova consapevolezza: quella che, forse, la regola dell’equilibrio consiste proprio nel sapersi mettere in discussione, anche quando si è abituati a farlo solo per gli altri.




