Bolzano ha il rischio di povertà più basso in Ue, ma il Sud Italia è in grave difficoltà
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Redazione Interno
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Mentre l’Unione europea, nella sua totalità, deve fare i conti con un esercito di 93 milioni di persone, pari a circa il 21% della sua popolazione, che vive a rischio di povertà o di esclusione sociale, come emerge dai dati Eurostat diffusi in occasione della Giornata internazionale per l’eradicazione della povertà, una regione italiana spicca in positivo nel panorama continentale. La provincia autonoma di Bolzano, infatti, si attesta ai livelli più bassi di tutta l’Unione, rappresentando un’eccezione virtuosa in un contesto nazionale e comunitario che, al contrario, mostra crepe profonde e preoccupanti. Il governatore altoatesino Arno Kompatscher, pur riconoscendo il valore di questo primato statistico, ha tuttavia sottolineato con pragmatismo come “la migliore statistica aiuti poco a chi è in difficoltà”, indicando implicitamente la necessità di non abbassare la guardia nonostante i risultati lusinghieri.
Il divario Nord-Sud nelle statistiche europee
L’analisi di Eurostat, che ha preso in esame 243 regioni europee, disegna una cartografia delle disuguaglianze fin troppo netta, dove l’Italia appare chiaramente divisa in due. Se il Nord-Est, con Bolzano in testa, naviga in acque relativamente tranquille, il Mezzogiorno affonda in una condizione di vulnerabilità che lo colloca tra le aree più problematiche del continente. Calabria, Campania e Puglia, in particolare, si trovano ai vertici di una classifica negativa che le vede gareggiare, purtroppo per loro, con territori ultraperiferici come la Guyana francese, la quale registra il tasso più alto in assoluto del 59,5%. La Calabria, con il suo 48,8% di popolazione a rischio, e la Campania, ferma al 43,5%, superate in questa graduatoria del disagio soltanto dalla Guyana francese e dalla città autonoma spagnola di Melilla, diventano così il simbolo di un’emergenza strutturale che appare lontana dall’essere risolta.
La crisi occupazionale nel Mezzogiorno
A gravare ulteriormente sul quadro già fosco del Sud Italia sono i dati sull’occupazione, i quali fotografano una situazione che può essere definita, senza timore di esagerazione, allarmante. I tassi di occupazione nella fascia d’età tra i 20 e i 64 anni, infatti, crollano vistosamente in regioni come la Calabria, dove si attesta al 48,5%, la Campania, al 49,4%, e la Sicilia, che raggiunge appena il 50,7%. Si tratta di valori tra i più bassi dell’intera Unione europea, inferiori ai quali si collocano soltanto alcune aree della Turchia, paese che peraltro non è nemmeno uno Stato membro. Questa cronica carenza di opportunità lavorative, che si traduce in povertà e in esclusione sociale per ampie fette della popolazione, rappresenta il cuore di un problema che affonda le radici in dinamiche economiche e sociali complesse, le quali richiederebbero interventi mirati e di lungo periodo.
L’interrogazione di Antoci alla Commissione europea
Proprio di fronte a questa impietosa fotografia statistica, l’eurodeputato Giuseppe Antoci del Movimento 5 Stelle ha deciso di portare la questione all’attenzione delle istituzioni comunitarie. Presentando un’interrogazione formale alla Commissione europea, Antoci ha chiesto una risposta concreta e un pacchetto operativo di misure specificamente mirate al rilancio occupazionale del Mezzogiorno. La sua azione politica, che invoca strumenti e tempi certi per favorire un’occupazione stabile e di qualità, punta a scuotere le coscienze di Bruxelles di fronte a un divario che non è più solo italiano ma ormai europeo, evidenziando come il Sud del paese sia di fatto rimasto indietro in un’Europa a due velocità.




