L'Italia nella morsa della povertà assoluta, un milione e mezzo di famiglie in difficoltà
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Redazione Interno
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L'Italia, purtroppo, si conferma un Paese strettamente legato a un fenomeno di indigenza sempre più marcato e pervasivo, come testimoniano i dati Istat diffusi di recente. Oltre 5,7 milioni di persone, una cifra che corrisponde a circa il 9,8% della popolazione, vivono in una condizione di povertà assoluta, un'esistenza priva di quei beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile. A queste si aggiungono 2,2 milioni di nuclei familiari, l'8,4% del totale, che si trovano a fronteggiare una vulnerabilità che non è soltanto economica, ma che investe anche la sfera energetica e quella sociale, creando un circolo vizioso dal quale è sempre più complesso uscire.
Un quadro allarmante e strutturale
Il rapporto della Caritas su povertà ed esclusione sociale, presentato in vista della Giornata Mondiale dei poveri, delinea una situazione ancor più preoccupante se osservata in un'ottica di medio periodo. Nell'arco di un decennio, infatti, il numero di famiglie costrette a vivere in povertà assoluta ha subito un'impennata del 43,3%, un dato che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Questo incremento così consistente, del resto, indica un processo di radicamento profondo del fenomeno, il quale, da emergenza ciclica, si è ormai trasformato in una componente strutturale del tessuto sociale nazionale, difficile da eradicare con interventi sporadici.
Le fasce più colpite e il divario salariale
A pagare il prezzo più alto di questa crisi strisciante sono, in misura sproporzionata, le donne e i giovani di età compresa tra i 16 e i 34 anni, molti dei quali risiedono nelle regioni del Mezzogiorno, dove le opportunità di lavoro stabile e ben retribuito scarseggiano. La stessa vulnerabilità caratterizza, in linea generale, tutti coloro che possiedono un contratto di lavoro part-time, una forma di occupazione che spesso non garantisce un reddito sufficiente. A questo scenario già complesso, si unisce un dato macroeconomico di lungo periodo che aiuta a comprendere le cause di fondo: nel trentennio compreso tra il 1990 e il 2020, l'Italia si è distinta come l'unico Paese a registrare una variazione negativa dei salari reali medi, scesi del 2,9%, un elemento che ha eroso progressivamente il potere d'acquisto dei cittadini.
La multidimensionalità della vulnerabilità
La povertà, oggi, non si manifesta esclusivamente attraverso la mancanza di cibo, sebbene anche questo sia un aspetto drammaticamente presente per molti. La difficoltà nel far fronte alle spese per la bolletta dell'energia, per l'affitto di una casa dignitosa o per cure mediche essenziali rappresenta l'altra faccia di un'indigenza che si fa multidimensionale. Si tratta di un mix allarmante in cui questioni economiche, che privano le persone dei mezzi di prima necessità, si intrecciano con dinamiche sociali di esclusione, limitando l'accesso a diritti fondamentali e compromettendo la coesione dell'intera società.




