Look G85 Cezal, la nuova gravel che unisce la precisione della strada all’anima libera dello sterrato

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il segmento del ciclismo che non ama le etichette, quel mondo a metà tra l’asfalto e i sentieri sterrati, si arricchisce di un nuovo interpreti. LOOK Cycle, marchio francese dalla profonda eredità nel settore delle bici da corsa, ha presentato la G85 Cezal, una piattaforma in carbonio che ambisce a ritagliarsi uno spazio ben preciso: quello riservato ai ciclisti che cercano reattività senza però voler sacrificare il comfort necessario per affrontare lunghe distanze. Il nome, scelto non a caso, evoca i paesaggi aspri e incontaminati della regione del Cézallier, nella Francia centrale, quasi a voler suggerire che il terreno ideale per questa bicicletta è proprio quello sconfinato e meno prevedibile. L’abbiamo provata per voi tra i panorami collinari dell’Alta Maremma, nei dintorni di Massa Marittima, un contesto che alterna salite asfaltate a tratti di sterrato tecnico, rivelatosi un banco di prova ideale per testarne le reali doti dinamiche.

Se si osserva il telaio, ciò che colpisce immediatamente è la volontà di Look di non volersi nascondere dietro a scelte di compromesso. La struttura è realizzata in carbonio unidirezionale ad alto modulo (UD HM), una scelta tecnica che garantisce una rigidità specifica solitamente riservata ai modelli da competizione, ma che qui viene “addolcita” da una stratificazione studiata per smorzare le vibrazioni provenienti dal fondo sconnesso. A rendere la Cezal particolarmente interessante è la sua geometria, dove troviamo un angolo di sterzo di 70 gradi: più aperto rispetto ai canoni delle gravel di prima generazione, questo valore favorisce una stabilità invidiabile quando la pendenza diventa negativa e il fondo si fa insidioso. Tuttavia, i tecnici francesi hanno mantenuto il carro posteriore corto, così da non trasformare la bici in una nave in curva, regalandole invece quella reattività che permette di cambiare traiettoria senza sforzo nei tornanti stretti.

Tuttavia, il vero aspetto rivoluzionario, quello che potrebbe far storcere il naso ai puristi della strada ma entusiasmare gli avventurieri moderni, risiede nell’incredibile versatilità delle specifiche tecniche. Look ha dotato la G85 Cezal di un passaggio ruote generoso, capace di ospitare copertoni fino a 57 millimetri all’anteriore (un diametro che fino a poco tempo fa era appannaggio esclusivo delle mountain bike) e 50 millimetri al posteriore in configurazione monocorona. Non è finita qui: il telaio è stato progettato per essere “suspension ready”, ovvero pronto ad accogliere una forcella ammortizzata con un escursione fino a 60 millimetri, una caratteristica, quest’ultima, che permette di trasformare la bici in una sorta di “monster-cross” per affrontare i single track più tecnici senza dover ricorrere a un secondo mezzo.

Guardando ai dettagli pratici, la cura per le lunghe percorrenze si manifesta nella “tool box” integrata nel tubo obliquo, una soluzione ormai indispensabile per chi vuole viaggiare leggero: al suo interno, grazie a una sacca ammortizzata fornita in dotazione, si possono riporre camera d’aria, chiavi e piccoli attrezzi senza il temuto effetto “martellante” durante le vibrazioni. L’azienda propone tre allestimenti principali per rispondere a esigenze economiche e di utilizzo diversificate: si parte da un entry level con cambio meccanico Shimano GRX 1x12 (prezzo di 3.490 euro), si sale con la versione Di2 2x12 (5.730 euro) per chi non vuole rinunciare all’elettronica e alla doppia moltiplica, fino ad arrivare al top di gamma equipaggiato con il nuovo SRAM Force XPLR 1x13 da 6.490 euro. In tutti i casi, l’adozione dello standard UDH (Universal Derailleur Hanger) e del movimento centrale T47 a vite garantisce una compatibilità futura con le trasmissioni più recenti, senza dimenticare la compatibilità con le ruote 650b per chi cerca ancora più “spalla” nella gomma.

Prova su strada: l’equilibrio secondo Look

Salire in sella alla G85 Cezal, durante le nostre sessioni di test toscane, ha confermato le sensazioni che il semplice dato tecnico lasciava intuire. La posizione in sella è bilanciata: l’angolo del tubo sella, piuttosto verticale (74 gradi), spinge il baricentro in avanti, favorendo una pedalata efficiente nelle rampe dure, senza però caricare eccessivamente i polsi. Sui tratti inerbiti e sconnessi, la capacità di assorbimento del carro posteriore, unita alla flessibilità verticale dei foderi alti (resa possibile dalla sagomatura “3D Wave”), ha restituito una sensazione di scorrimento fluido, priva di quegli scatti nervosi che spesso affliggono i telai troppo rigidi. Il risultato è una bicicletta che non si fa risucchiare in un’unica categoria: non è la classica “race” da spremere solo nelle competizioni, né la lenta “adventure” da carico, ma un insieme di soluzioni pensate per esprimere la libertà di scelta del ciclista.

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