Starmer abbassa l’età per votare: in Gran Bretagna si andrà alle urne dai 16 anni
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Redazione Esteri
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Il governo laburista di Keir Starmer ha presentato una proposta di legge per estendere il diritto di voto ai sedicenni e diciassettenni in tutto il Regno Unito, allineando così la legislazione inglese e nordirlandese a quella già vigente in Scozia e Galles, dove i giovani possono partecipare alle elezioni locali e devolute. La riforma, che potrebbe entrare in vigore in tempo per le prossime elezioni generali del 2029, rappresenta l’adempimento di una promessa elettorale chiave del partito, che aveva inserito la misura nel proprio manifesto per "modernizzare" il sistema democratico britannico.
Secondo le stime ufficiali, circa 1,5 milioni di adolescenti potrebbero essere aggiunti alle liste elettorali, un cambiamento che – secondo i sostenitori della riforma – garantirebbe maggiore equità politica a una fascia d’età finora esclusa dalle decisioni nazionali. Nonostante l’opposizione dei conservatori, che in passato hanno criticato la proposta definendola "prematura", il governo ha ribadito l’intenzione di procedere senza indugi, sottolineando come i giovani dimostrino "maturità e interesse" per le questioni pubbliche.
La Scozia, che nel 2015 ha introdotto il voto ai sedicenni per il referendum sull’indipendenza, è spesso citata come modello: l’alta affluenza registrata tra i più giovani in quelle consultazioni ha convinto molti osservatori della fattibilità della riforma. Tuttavia, il percorso legislativo non sarà privo di ostacoli, poiché la modifica richiederà l’approvazione del Parlamento, dove i laburisti – pur godendo di una solida maggioranza – potrebbero affrontare resistenze anche all’interno della propria maggioranza.
Mentre il dibattito si accende, alcuni esperti sottolineano come l’abbassamento dell’età elettorale potrebbe alterare gli equilibri tra i partiti, data la tendenza storica dei giovani a orientarsi verso formazioni progressiste. Tuttavia, Starmer ha evitato di commentare gli aspetti politici della questione, limitandosi a definire la riforma "un dovere morale" per riconoscere il ruolo delle nuove generazioni nella società. Intanto, il ministero dell’Interno sta valutando misure complementari, tra cui l’introduzione di programmi di educazione civica nelle scuole, per preparare i futuri elettori a esercitare consapevolmente il proprio diritto.
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