Roberta Valente – Notaio in Sorrento, l’eredità inquieta e il peso di un segreto che torna in prima serata su Rai 1
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ha vinto il concorso notarile con la determinazione di chi calcola ogni mossa, ha scelto la sede più ambita – Sorrento, con il suo mare e le sue insidie – e ha costruito un fidanzamento solido, in vista di quel matrimonio che avrebbe dovuto rappresentare la naturale conclusione di una scalata perfetta. Roberta Valente, interpretata da Maria Vera Ratti, è la protagonista di una delle poche fiction capaci, in questa stagione televisiva, di tenere incollati allo schermo oltre tre milioni e mezzo di spettatori (3,4 per l’esattezza al debutto, con un 21.6% di share che ha lasciato indietro ogni concorrente). E stasera, domenica 26 aprile, alle 21.30 su Rai 1 – e in contemporanea su RaiPlay, dove i primi episodi restano disponibili on demand – torna con la seconda puntata (che corrisponde al quinto e sesto episodio della serie) a complicare ulteriormente quel quadro, perché la vita, si sa, non ama chi non lascia niente al caso.
Il caso dell’eredità insolita e l’incrinarsi delle certezze professionali
La fiction, che si muove agilmente tra incarichi notarili e dinamiche emotive, mette Roberta di fronte a situazioni dove la competenza tecnica non basta più. Nella puntata di questa sera, l’elemento scatenante è un’eredità anomala, un incarico che esce dagli schemi del diritto successorio tradizionale; e proprio mentre la giovane notaia cerca di districare le maglie di un testamento poco chiaro, la sua vita privata inizia a mostrare quelle crepe che una pianificazione maniacale non può rattoppare. Il matrimonio in vista, quello con il fidanzato storico, trema per l’affiorare di un segreto di famiglia che Roberta non aveva voluto vedere – o forse, aveva deliberatamente rimosso – e che ora torna a galla con la forza di chi ha aspettato il momento giusto.
Il ciondolo del padre e il legame ambiguo con Leda
C’è poi un’altra linea narrativa, forse la più intrigante per chi segue la serie, e riguarda Leda. Questa strana ragazza, che nella prima puntata era apparsa quasi come un’ombra, possiede un ciondolo che apparteneva al padre defunto di Roberta. Un oggetto, quest’ultimo, che la protagonista credeva perduto o forse – in un atto di rimozione dolorosa – non aveva mai davvero cercato. Stasera Roberta si ritroverà ad aiutare Leda quasi suo malgrado, spinta da un’attrazione magnetica che mescola curiosità professionale e angoscia personale. Ma qual è la natura esatta del loro legame? La puntata promette di sciogliere solo alcuni nodi, lasciandone intatti altri, perché il mistero familiare – si sa – non si risolve in un colpo solo, e meno che mai quando di mezzo c’è un notaio abituato a scrivere regole che la vita si ostina a ignorare.
Tra inchieste giudiziarie e cronaca nera trattata con rispetto
Non mancano, all’interno della narrazione, riferimenti a fatti di cronaca nera che la sceneggiatura affronta senza compiacimenti espliciti ma con l’attenzione di chi vuole mostrare l’ingranaggio giudiziario. Un vecchio caso di morte sospetta, mai del tutto archiviato, riemerge dalle carte di un altro notaio – quello che aveva preceduto Roberta nello studio – e la protagonista si troverà a dover conciliare il segreto d’ufficio con un’intima esigenza di verità. Gli sviluppi giudiziari, in questa seconda puntata, vengono tratteggiati con pennellate da inchiesta: deposizioni riprese, testimonianze che cambiano versione, un’autopsia che all’epoca venne liquidata in fretta. Niente dettagli espliciti sul cadavere, nessuna morbosità; piuttosto, il procedere lento e metodico di chi legge le carte e scopre che la verità, a volte, sta proprio in un atto notarile firmato trent’anni prima.




