Roberta Valente, la notaia di Sorrento che trasforma i contratti in confessione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La prima serata di Rai 1, da stasera, si tinge dei colori caldi della Penisola Sorrentina, ma lo fa con una lente d’ingrandimento puntata non solo sui panorami da cartolina, bensì sugli angoli più reconditi dell’animo umano. “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”, la nuova fiction originale targata RAI, debuttata ufficialmente domenica 12 aprile, ha già messo in chiaro un aspetto fondamentale: non siamo di fronte all’ennesimo legal drama algido o a una commedia leggera. Il progetto, nato da un’idea di Alessia Palumbo e affidato alla regia di Vincenzo Pirozzi, trasforma un’umile pratica di compravendita o una successione ereditaria in un’autentica “radiografia” sociale, dove la carta bollata diventa il pretesto per scoperchiare pentole piene di segreti inaciditi dal tempo.
Un ritorno a casa tra obbligazioni e sentimenti in sospeso
Maria Vera Ratti, che il pubblico ha imparato ad amare nel cast del “Commissario Ricciardi”, lascia qui definitivamente i panni di un personaggio secondario per indossare quelli di una protagonista complessa e volutamente imperfetta. La sua Roberta è una giovane donna dal carattere apparentemente granitico, una maniaca del controllo che ha costruito la sua intera esistenza sull’equilibrio preciso delle scartoffie e sulla pianificazione ossessiva del futuro. Cresciuta dalle zie dopo un’infanzia segnata dalla perdita dei genitori, Roberta vince il concorso nazionale e sceglie di tornare a Sorrento, dove la aspettano lo storico fidanzato Stefano (interpretato da Alessio Lapice) e uno studio notarile da gestire. L’incontro con la realtà, però, è meno lineare del bilancio che aveva preventivato: le pratiche si intrecciano inestricabilmente con le pulsioni irrisolte dei clienti e, inevitabilmente, con i propri fantasmi personali.
Il caso Leda e la bellezza come riscatto territoriale
Ad alimentare il caos nel microcosmo ordinato della Valente ci pensa Leda, un vulcano di energia interpretato da Flavia Gatti, cameriera solare e disordinata che rappresenta l’esatto opposto della protagonista. La loro alchimia, già evidente nei primi episodi, funge da motore narrativo in una settima d’arte dove persino la scelta di un notaio per liquidare un’attività commerciale si trasforma in un dilemma esistenziale. Se la finzione scorre fluida sugli schermi, il contesto reale aggiunge un livello di profondità ulteriore alla messa in onda. Come sottolineato da testate locali, l’arrivo di questa serie in un momento delicato per la penisola sorrentina – offuscata da recenti inchieste giudiziarie che hanno scosso l’opinione pubblica – rappresenta una boccata d’ossigeno inaspettata. Le riprese, curate nei minimi dettagli tra Palazzo Cosenza, la Marinella e il centro storico, restituiscono dignità a un territorio che cerca di mostrare il suo volto più luminoso, quello della rinascita turistica e morale, attraverso il linguaggio universale dell’intrattenimento.
Intrighi notarili e scrittura corale
La scrittura, curata da un team che include Dario Carraturo e Guglielmo Finazzer, dosa sapientemente i tempi della commedia e del dramma psicologico. Il personaggio di Stefano, l’eterno fidanzato che cerca di scrollarsi di dosso un’adolescenza prolungata, offre ad Alessio Lapice la possibilità di distaccarsi dal carabiniere Calogiuri di “Imma Tataranni” per esplorare le fragilità di un uomo messo alle corde dalle aspettative altrui. Intorno a loro, un cast corale che vanta nomi come Sebastiano Somma e le figure esuberanti delle zie (Rosaria De Cicco e Margherita Di Rauso) costruisce una umanità variegata, capace di rendere credibile anche la più paradossale delle situazioni. La narrazione, insomma, usa la professione di notaia – figura di fiducia per antonomasia – come una chiave per aprire cassetti blindati, non solo quelli degli armadi, ma quelli della coscienza.
La lunga domenica delle verità nascoste
Con otto episodi in programma distribuiti su quattro prime serate, “Roberta Valente” gioca la sua partita più importante nel secondo appuntamento, in programma domenica 19 aprile. Le anticipazioni rivelano che la tensione è destinata a salire: il bar dove lavora Leda rischia la chiusura a causa di una vendita annunciata, una vicenda che metterà in luce non solo l’avidità umana, ma anche la sottile linea che divide la protezione dalla sopraffazione. La professionalità della Valente verrà messa alla prova da un’eredità controversa, dove un padre che ha taciuto per anni sarà costretto a parlare attraverso le carte, e Roberta si troverà a fare i conti con una dimensione fin troppo personale del dolore e della perdita. La fiction, quindi, non si limita a raccontare Sorrento: la usa come metafora di un Sud che spesso nasconde le sue crepe sotto calce fresca e scorci mozzafiato, e in questo riesce a essere molto più politica di quanto non sembri.




