Migranti, la Grecia annuncia un centro per i rimpatri in Africa nel 2027

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Danimarca, Austria, Germania e Paesi Bassi si unisce adesso anche la Grecia. Il ministro greco per la Migrazione, Thanos Plevris, ha annunciato in un'intervista all'emittente televisiva Ant1 che Atene intende istituire in Africa un centro per il rimpatrio dei migranti durante il semestre di presidenza di turno dell'Unione europea, nella seconda metà del 2027. Il progetto, ha spiegato, coinvolge anche gli altri quattro Paesi che da mesi lavorano a un modello condiviso di gestione dei rimpatri fuori dai confini europei.

La sede sarebbe già stata individuata: «in un Paese africano che abbiamo già scelto; semplicemente non possiamo ancora rivelarne il nome», ha dichiarato il ministro, precisando che è previsto un prossimo incontro con i colleghi degli altri governi e con il direttore dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Un progetto a cinque, lontano dal modello Albania

I cosiddetti return hub di cui si discute a Bruxelles e nelle capitali del Nord Europa funzionano in maniera diversa dall'esperienza italiana in Albania. Mentre i centri gestiti da Roma sul suolo albanese operano sotto la giurisdizione italiana e con procedure che restano nazionali, i nuovi hub sarebbero situati in Paesi terzi al di fuori dell'Unione e si prenderebbero del tutto in carico l'analisi delle richieste di asilo e il rimpatrio di chi non ottiene il permesso di soggiorno.

Il gruppo dei cinque, nato in seno al Consiglio Giustizia e Affari interni, ha già tenuto una riunione a Copenaghen lo scorso settembre, durante la quale il ministro danese dell'Immigrazione e dell'Integrazione, Morten Bødskov, ha indicato l'obiettivo di raggiungere un'intesa con almeno un Paese partner entro l'inizio del 2027.

«Non accettiamo che gli stranieri che soggiornano illegalmente in Danimarca vengano premiati a causa delle nostre difficoltà nel rimpatriarli», ha detto Bødskov, sottolineando che il modello, secondo i promotori, servirebbe anche a «spezzare il modello economico dei trafficanti». Il ministro olandese per l'Asilo e la Migrazione, Bart van den Brink, ha precisato che i centri saranno allestiti in «strutture aperte, all'interno delle quali le persone potranno vivere e lavorare in condizioni di assoluta sicurezza e dignità».

I nodi aperti: diritti, finanziamenti e Paesi candidati

Il quadro giuridico su cui si fonda l'iniziativa è il regolamento europeo sui rimpatri, la cui intesa politica tra Consiglio e Parlamento è stata raggiunta nel giugno scorso. Il testo consente agli Stati membri di istituire strutture in Paesi terzi a condizione che questi rispettino gli standard internazionali sui diritti umani e il principio di non-refoulement. Restano però diversi nodi aperti.

Il Consiglio d'Europa guarda con scetticismo all'operazione: il commissario per i Diritti umani, Michael O'Flaherty, ha inviato una lettera ai ministri dei cinque Paesi chiedendo una valutazione preventiva dei rischi, un monitoraggio indipendente e continuo, accordi giuridicamente vincolanti con clausole sui diritti umani e la pubblicazione di tutti i documenti. Sul fronte dei finanziamenti, i promotori hanno chiesto di utilizzare i fondi del bilancio comune dell'Unione, ma Paesi come la Francia e la Spagna hanno espresso contrarietà.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha definito il modello «né efficace né in linea con i nostri princìpi». Quanto ai Paesi candidati a ospitare le strutture, i ministri non hanno fatto nomi, ma da diverse fonti diplomatiche emergono i nomi di Uganda e Ruanda, con Kampala che secondo il quotidiano greco Kathimerini sarebbe in una fase avanzata di negoziato. Il Ruanda ha confermato in agosto di aver avviato colloqui preliminari con alcuni Stati europei non specificati.

La mossa di Atene e il calendario europeo

Per la Grecia, Paese di primo ingresso sulle rotte del Mediterraneo orientale, l'adesione al gruppo dei cinque rappresenta un cambio di passo rispetto al passato recente. Atene punta a inaugurare la propria presidenza di turno dell'Ue, che inizierà il 1° luglio 2027, con un risultato concreto sul fronte dei rimpatri. Plevris ha inoltre annunciato che il governo greco presenterà al prossimo Consiglio Affari interni, in programma il primo ottobre, un «meccanismo di misure eccezionali» da attivare in caso di crisi migratorie di particolare gravità.

«Nei momenti di crisi, bisogna adottare misure non convenzionali», ha affermato il ministro, citando l'esempio dell'enclave spagnola di Ceuta, dove nei giorni scorsi oltre 70mila persone hanno attraversato il confine dal Marocco. Per Plevris, in situazioni di questo tipo non si dovrebbe nemmeno prendere in considerazione la richiesta di asilo, ma emettere immediatamente un provvedimento di rimpatrio. Il meccanismo sarà discusso dai ministri dell'Interno dei Ventisette, mentre il gruppo dei cinque prosegue le missioni tecniche verso i Paesi candidati a ospitare i centri.

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