Cogne, un anno dopo l’alluvione: tra ripartenza e nuove frane
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Redazione Interno
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A un anno esatto dalle piogge torrenziali che, tra il 29 e il 30 giugno 2024, devastarono la valle di Cogne isolandola dal fondo valle, i segni di quel disastro sono ancora visibili. Le ferite sul territorio, osservabili persino dall’alto, raccontano di strade spazzate via, sentieri cancellati e intere aree sommerse dai detriti. Eppure, nonostante la devastazione, la ripartenza è stata rapida, soprattutto in località Valnontey, dove i lavori di ripristino hanno permesso di recuperare parte delle infrastrutture turistiche, fondamentali per l’economia della zona.
Proprio mentre si commemorava l’anniversario dell’alluvione, una nuova bomba d’acqua ha colpito la Valle d’Aosta, provocando due frane che nella notte tra il 29 e il 30 giugno hanno interrotto nuovamente la strada regionale 47, unico collegamento tra Cogne e Aymavilles. Il tratto interessato, in località Chevril, è stato ostruito per circa 800 metri da fango e detriti, isolando ancora una volta il paese. Tra i danni, il blocco di un’auto i cui occupanti, fortunatamente illesi, sono stati tratti in salvo dai vigili del fuoco.
Quello che un tempo veniva considerato un semplice temporale estivo, capace al massimo di ritardare qualche escursione, oggi assume i contorni di una catastrofe. I cambiamenti climatici, ormai evidenti, trasformano fenomeni meteorologici un tempo gestibili in eventi distruttivi, con conseguenze immediate su strade, abitazioni e attività commerciali. A Cogne, dove il turismo rappresenta una risorsa vitale, l’instabilità del territorio rischia di compromettere la fragile ripresa.
Eppure c’è chi, nonostante tutto, ha trovato il modo di rinascere. Julien Broccard, gestore del campeggio colpito dalla frana dell’anno scorso, ha riconvertito l’area invasa dai detriti in nuove piazzole per camper e roulotte, dimostrando una resilienza che è diventata simbolo della ripartenza. Ma la domanda che molti si pongono è quanto ancora potrà resistere un territorio così fragile, dove ogni temporale rischia di trasformarsi in un’emergenza.




