Terrorismo a Reggio Emilia, sventato un attacco: fermato 22enne che si proclamava seguace dell’Isis

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si era dichiarato più volte sostenitore dello Stato Islamico, aveva già attirato l’attenzione delle autorità tedesche al punto da esserne espulso, eppure, una volta rientrato in Italia, il suo programma di recupero socio-assistenziale è stato bruscamente interrotto.

Giovedì sera, la Digos di Reggio Emilia – coadiuvata dalla Sezione Antiterrorismo di Bologna e coordinate dalle procure reggiana e distrettuale di Bologna – ha sottoposto a fermo un ventiduenne italiano con origini marocchine, ritenuto gravemente indiziato del reato di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale, ai sensi dell’articolo 270 quater del codice penale.

L’allarme era scattato dopo una segnalazione che descriveva l’intenzione del giovane di compiere un attacco armato di coltello nel centro di Reggio Emilia, approfittando di una serata particolarmente affollata: al PalaBigi si giocava il quarto di finale dei playoff scudetto di basket tra la Pallacanestro Reggiana e l’Olimpia Milano, mentre in piazza San Prospero era in corso un evento musicale con migliaia di presenze.

L’indagine lampo: rintracciato in via Roma e subito portato in Questura

La macchina investigativa si è messa in moto in poche ore. Allertate tutte le pattuglie impiegate nei servizi di controllo del territorio, gli agenti della Squadra Volanti e della Digos sono riusciti a individuare il ventiduenne mentre camminava da solo in una traversa della centralissima via Emilia, precisamente in via Roma. Al momento del fermo, il ragazzo – che aveva già manifestato la volontà di “andare in centro armato di coltello a fare del male ad altri” – non era in possesso dell’arma, ma le verifiche successive hanno rivelato un quadro ben più allarmante.

Una volta accompagnato in Questura, gli investigatori hanno sequestrato il suo telefono cellulare ed è così emerso che il 22enne aveva avuto contatti, attraverso una piattaforma di messaggistica, con un presunto sostenitore del Daesh. Quest’ultimo gli avrebbe proposto di istruirlo e finanziarlo per compiere un attentato, in Italia o all’estero, proposta alla quale il giovane avrebbe acconsentito, ribadendo ancora una volta la sua fedeltà alla causa jihadista.

Il profilo del fermato: già monitorato dal 2024 dopo l’arresto in Germania

L’identikit del sospettato traccia la figura di un “lupo solitario” che, tuttavia, non era affatto sfuggito ai radar dei servizi di sicurezza. Il 22enne, nato in provincia di Reggio Emilia da genitori marocchini, era già noto alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, che lo monitorava dal 2024, quando era stato arrestato in Germania per una serie di reati commessi sul suolo tedesco. In quell’occasione, si era dichiarato più volte un sostenitore dello Stato Islamico, affermando di voler agire in suo nome.

A gennaio di quest’anno, è stato espulso dalla Germania – dove viveva con tutta la famiglia – perché considerato “socialmente pericoloso” dalle autorità locali. Rientrato in Italia, la Questura di Reggio Emilia, di concerto con il Centro di Salute Mentale e i servizi socio-assistenziali reggiani, lo aveva inserito in un circuito di assistenza volto al suo recupero, ma quel percorso è stato interrotto dopo che la stessa Direzione Centrale ha individuato l’utenza telefonica del giovane all’interno di chat in cui si programmavano atti di matrice terroristica.

La convalida del fermo e la prospettiva giudiziaria

La pesantezza degli indizi – dalla dichiarata volontà omicida alla pianificazione dell’attacco in una serata ad alto rischio, fino ai contatti con il presunto finanziatore esterno – ha convinto la magistratura a procedere con il massimo rigore. Nella mattinata di oggi, il Gip del Tribunale di Reggio Emilia ha accolto la richiesta della Procura – diretta dal procuratore capo Calogero Gaetano Paci – e ha disposto per il ventiduenne la custodia cautelare in carcere, presso la Casa Circondariale di Reggio Emilia.

Resta ora al vaglio degli inquirenti la natura esatta del legame con il contatto estero, nonché l’eventuale esistenza di una rete più ampia di supporto, mentre l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale (articolo 270 quater) mantiene un profilo particolarmente severo, potendo comportare una pena fino a quindici anni di reclusione.

Le indagini, come spiegano fonti vicine alla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo di Bologna guidata da Paolo Guido, proseguono per fare piena luce su tutti i canali di comunicazione e sui movimenti del giovane nei mesi precedenti il fermo.

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