Israele ricorda le vittime del 7 ottobre, mentre proseguono i negoziati per Gaza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Migliaia di israeliani, in una serata carica di emotività, si sono radunati al Hayarkon Park di Tel Aviv per una cerimonia organizzata dalle famiglie delle vittime, in occasione del secondo anniversario dell’attacco senza precedenti sferrato da Hamas. L’evento, che ha visto una partecipazione corale, ha riacceso i riflettori su una ferita ancora profondamente aperta, mentre i negoziati per porre fine al conflitto nella Striscia di Gaza entrano in una fase delicatissima con la presenza, al tavolo, del primo ministro del Qatar e di alti delegati di Stati Uniti e Turchia. Un’atmosfera di commosso ricordo, fatta di silenzi e di luci, ha avvolto la piazza, la quale ha rappresentato un momento di unità nazionale di fronte a un lutto che, dopo ventiquattro mesi, continua a segnare l’esistenza di molti.

Il ritorno nei luoghi dell'orrore

Nei kibbutz che furono teatro degli assalti più cruenti, la vita fatica a riprendere il suo corso, essendo ormai intrisa di un dolore che i sopravvissuti descrivono come l’unica realtà tangibile. A Be’eri, località situata a soli quattro chilometri dal confine con la Striscia di Gaza, su milleduecento abitanti si contano centodue morti e trentaquattro rapiti, quattro dei quali rimangono tuttora nelle mani dei militanti. Kfar Aza, più a nord, con i suoi novecentocinquanta residenti, ha pianto sessantaquattro civili uccisi, oltre a dodici membri delle forze di sicurezza, e diciannove persone furono prese in ostaggio. A Nir Oz, che contava poco meno di cinquecento anime, si registrarono quaranta vittime e ben settantasei rapimenti. Nel deserto del Negev, non lontano da Be’eri, il sanguinoso assalto al festival musicale Nova portò alla morte di trecentosettantotto giovani, mentre altri quarantaquattro furono catturati dai terroristi.

Le dichiarazioni di sostegno dalla Germania

Oltre i confini nazionali, il sostegno a Israele ha trovato una voce particolarmente significativa in quella del ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. In un’intervista rilasciata in occasione delle manifestazioni di commemorazione tenutesi in tutta la Germania lo scorso martedì, Wadephul ha affermato con toni inequivocabili: "In quanto tedesco, sono inevitabilmente il più chiaro difensore di Israele, non solo in quanto Johann Wadephul". Una presa di posizione, la sua, che si inserisce in un quadro di solidarietà internazionale e che riflette il peso specifico della memoria storica della Germania nelle sue relazioni con lo Stato ebraico.

L'ondata di odio in Italia

In controtendenza con le espressioni di cordoglio, in Italia si è registrato un preoccupante episodio di antisemitismo a Lavinio Mare, frazione di Anzio, dove ieri mattina sono state rinvenute scritte offensive sui muri, compreso quello della chiesa di San Francesco. Frasi come «Ebreo maiale genocida», «Israele=nazismo» e la stella di David accompagnata dalla scritta «Achtung Juden» hanno imbrattato gli spazi pubblici, in un chiaro tentativo di colpire la collettività ebraica proprio nel giorno del ricordo per le vittime dei kibbutz. Un atto di intimidazione, questo, che le forze dell’ordine stanno ora approfondendo, mentre le indagini procedono per identificare i responsabili.

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