Virus nel latte crudo, rischi e prevenzione

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il recente caso di un ragazzo canadese infettato dal virus dell'aviaria H5N1 ha sollevato preoccupazioni circa l'atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti della malattia, il cui monitoraggio è ritenuto insufficiente dalle autorità sanitarie del paese confinante. Negli USA, la posizione al riguardo sembra ancora combattuta. Nonostante in California sia stato confermato il primo caso di infezione umana della nazione in un bambino, e un lotto di latte intero non pastorizzato sia stato ritirato dal mercato dopo essere risultato infetto dalla famigerata H5N1, il futuro ministro della sanità del governo Trump, Robert F. Kennedy Jr., ha espresso opinioni controverse sul consumo di latte crudo.

Il consumo di latte crudo, non pastorizzato, comporta rischi legati alla presenza di virus, batteri e altri patogeni. Sebbene il latte crudo conservi alcuni nutrienti sensibili al calore, può essere un veicolo di infezioni potenzialmente gravi se non trattato correttamente. Tra i virus associati al latte crudo, spicca il virus della brucellosi (Brucella spp.), un batterio che può infettare gli animali da latte e trasmettersi agli esseri umani attraverso il latte crudo.

In Canada, le origini del caso del ragazzo infettato sono sconosciute, al punto da indurre le autorità sanitarie a chiudere le indagini per mancanza di piste da seguire. In California, invece, il virus è stato scoperto in un lotto di latte crudo in vendita: per il momento non sono segnalati casi di infezione correlati al consumo di tale latte. Tuttavia, gli esperti spiegano perché questo alimento può rappresentare dei rischi significativi.

I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) della California hanno confermato la presenza del virus in un lotto di latte crudo e ordinato il ritiro da tutti i supermercati. Sebbene non sia stato confermato nessun collegamento con il primo caso pediatrico di influenza aviaria, l'attenzione rimane alta.

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