La nuova Gam di Torino si affida a uno studio olandese, cantiere nel 2027

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, un’istituzione che da decenni custodisce un patrimonio artistico di inestimabile valore, si prepara a voltare pagina attraverso un ambizioso intervento di rigenerazione architettonica e funzionale. Il progetto esecutivo, la cui definizione rappresenta un passaggio cruciale per avviare concretamente i lavori, è atteso per il 2026, mentre l’apertura del cantiere è programmata, salvo intoppi, per l’anno successivo. Un cronoprogramma serrato, che punta a restituire alla città un museo profondamente rinnovato nel suo rapporto con lo spazio urbano e con il suo pubblico, dopo che la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Compagnia di San Paolo hanno reso noto l’esito del concorso internazionale di progettazione.

Il vincitore del concorso internazionale

A guidare questo complesso processo di trasformazione sarà lo studio olandese MVRDV, affiancato da un team di professionisti e studi locali, tra cui Balance Architettura ed EP&S Group, oltre che dal contributo specialistico di Michelangelo Di Gioia e Filippo Busato. Il loro piano, che ha prevalso sulle altre proposte in gara, delinea un investimento complessivo di 27,5 milioni di euro, una cifra significativa che sottolinea la portata dell’operazione. L’obiettivo dichiarato, come spesso accade in simili interventi su spazi culturali storici, è quello di bilanciare l’innovazione con il rispetto dell’identità del luogo, creando al contempo nuove e più fluide connessioni con il tessuto cittadino.

I pilastri del nuovo concept

Il concept progettuale ruota attorno a pochi, chiari elementi cardine: la riconfigurazione degli spazi esterni come una vera e propria pubblica piazza, l’integrazione di un giardino e la valorizzazione delle opere d’arte, sia quelle della collezione permanente che quelle che potranno essere ospitate in futuro. L’idea di fondo, infatti, non è solo quella di ristrutturare un edificio, ma di reimmaginare la Gam come un polo culturale aperto e accessibile, una “piazza” per la cultura dove l’arte diventi parte integrante dell’esperienza quotidiana. Si tratta di una visione che mira a superare la tradizionale separazione tra museo e città, invitando i cittadini a riconquistare quegli spazi in modo informale e spontaneo.

Un cantiere in vista

La strada da percorrere, tuttavia, è ancora lunga e passa necessariamente attraverso la fase di progettazione esecutiva, durante la quale le linee guida del masterplan vincitore verranno tradotte in dettagli tecnici e soluzioni operative. Quel che è certo è che Torino si appresta a vivere un altro significativo capitolo nella storia della sua offerta museale, puntando su un’architettura contemporanea per ridefinire il ruolo di un’istituzione storica. L’auspicio delle fondazioni promotrici è che, una volta ultimati i lavori, la Gam possa affermarsi non solo come contenitore d’eccellenza per l’arte moderna e contemporanea, ma come un vivace crocevia di pensiero e di incontro, capace di dialogare con le altre realtà culturali del territorio e di attrarre un pubblico sempre più diversificato.

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