L'azzardo per lo sport: la parabola di un giro di vite diventato lotteria

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Redazione Sport Redazione Sport   -   «Io ho il vizio della coerenza!», ha tuonato in Senato la premier Giorgia Meloni, una dichiarazione che, se messa a confronto con alcune sue passate posizioni, assume contorni paradossali. Quando infatti si trovava all'opposizione, la leader di Fratelli d'Italia tuonava contro l'allora governo Renzi, reo, a suo dire, di «continuare a far cassa col gioco d'azzardo»; un'operazione, secondo lei, che «significa guadagnare oggi dei soldi facili, ma pagare domani dei costi sociali altissimi». In quella circostanza, l'attuale presidente del Consiglio non usò mezzi termini, domandandosi se fosse possibile trattare il gioco come le sigarette, vietandone la pubblicità e scrivendo, sui terminali e i materiali promozionali, che «le slot machine e il gioco d'azzardo producono miseria, povertà, droga, suicidio». Una retorica infuocata, quella di allora, che oggi si scontra con una decisione del suo esecutivo.

Il nuovo gioco "Win for Italia Team"

È spuntato, all'interno del complesso meccanismo della manovra economica, un emendamento che istituisce una nuova lotteria numerica, battezzata "Win for Italia Team". Lo scopo dichiarato, come si evince dal testo normativo, è quello di finanziare il mondo dello sport e, nello specifico, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, in vista anche dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026. Secondo quanto previsto, il gettito di questa operazione non confluirebbe direttamente nelle casse dello Stato, ma verrebbe dirottato a sostegno del sistema sportivo, in un momento in cui le risorse pubbliche scarseggiano. La mossa, tuttavia, non è passata inosservata ed è stata immediatamente interpretata da molti osservatori come un modo per fare cassa, seppur indirettamente, sfruttando un meccanismo di gioco.

Le voci del dissenso e la questione etica

La netta contrarietà al provvedimento è arrivata, in modo quasi immediato, da un ampio e variegato fronte di realtà sociali. Caritas Italiana, diverse fondazioni antiusura e un nutrito gruppo di associazioni hanno parlato di una decisione che «desta preoccupazione», definendola addirittura «inaccettabile». Il loro ragionamento, esposto in un comunicato congiunto, è lineare: «non si può finanziare lo sport ampliando l’azzardo». Tra i firmatari, compaiono il Coordinamento lombardo Mettiamoci in Gioco, le sezioni milanesi di Cgil, Libera, Arci, la Caritas Ambrosiana e la senatrice del Partito Democratico Cristina Tajani, i quali hanno sottolineato come «lo spirito olimpico non possa e non debba in alcun modo essere associato all’azzardo». Una critica che colpisce il cuore del simbolismo legato all'iniziativa, evidenziando una contraddizione di fondo tra i valori dello sport e i rischi sociali connessi alla dipendenza da gioco.

Il confronto con il passato e le implicazioni

La vicenda, al di là del merito finanziario e sportivo, solleva una questione di coerenza politica e di linguaggio, offrendo il classico spunto per una riflessione più ampia sulla trasformazione delle posizioni quando si passa dal criticare al governare. Le parole di ieri, che dipingevano il gioco d'azzardo come un flagello sociale da combattere con avvertenze analoghe a quelle del tabacco, risuonano oggi in modo stridente mentre si vara uno strumento che, nelle intenzioni dei promotori, ne sfrutterebbe il meccanismo per fini ritenuti nobili. Resta il fatto che, al di là delle dichiarazioni, l’introduzione di un nuovo prodotto sul mercato del gioco legale amplia inevitabilmente l'offerta, con tutte le conseguenze che, proprio quelle stesse organizzazioni oggi protestatarie, non si stancano di denunciare. Un paradosso, certamente, ma anche la dimostrazione di come la complessità della macchina statale e la ricerca di risorse possano portare a scelte che appaiono in netto contrasto con precedenti battaglie ideali.

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